Riprese e Montaggio di Gabriele Roggio
“Vincere due scudetti di fila nel calcio a 5 è impresa difficilissima”, ci dice più o meno così Michele Podda tra un selfie e un altro con i sostenitori impazziti di gioia.
Vincere una volta (anche se non lo è) può anche essere frutto del caso, vincere due volte di fila no.
E’ programmazione, organizzazione. Una vittoria cela in sé lavoro, sacrificio e investimenti.
La Meta del presidente Enrico Musumeci lo ha fatto e ha vinto di nuovo, questa volta davanti al suo pubblico, in un PalaCatania incandescente (e non solo per il tifo) che sembrava lo stadio Massimino delle grandi occasioni.
Perché non è uno sport a spingere questa passione, sono quei colori.
Il rosso e l’azzurro. I colori di Catania, del Catania e della Meta Catania campione d’Italia per la seconda volta di fila.
Più bella la prima, forse inaspettata, o la seconda?
La sensazione di tutti è che questa sia diversa perché conquistata in casa, anche grazie al supporto indescrivibile del pubblico, fondamentale negli spaventosi secondi finali da film dell’orrore.
Alla fine scudetto fu. Dopo il 2 a 0 di Napoli, la Meta vince 3 a 2 e alza al cielo di Catania la coppa di campione d’Italia.
Una doppietta di Turmena e il gol di Podda creano il margine gestito poi, con un pizzico di brivido, nel finale, quando il nervosismo e la frustrazione dei napoletani trasformano il match in una rissa.
Si arriva così a due secondi dalla fine, dopo una gara interminabile: rimessa laterale per Napoli dopo una serie clamorosa di espulsioni.
Il pubblico fischia, la palla non entra e la Meta è campione per la seconda volta.
Può partire la festa: la premiazione prima e poi l’abbraccio con il pubblico catanese.
Si soffoca, per il caldo, al PalaCatania, ma con la gioia di aver assistito ad un trionfo di una squadra catanese: dopo quello dell’Ekipe si tratta del secondo scudetto stagionale per la città arrivata a quota 76 (c'è una corrente di pensiero, invece, che sostiene come gli scudetti siano 79).
Poco cambia, sono davvero tanti.
Tanta roba. Peccato solo che molti dei presenti dai prossimi giorni torneranno a pensare solo al calcio e al mercato.
La Meta, come tutte le altre squadre di vertice (e non sono poche) catanesi andrebbero seguite sempre, con costanza e passione, anche per ripagare i sacrifici e gli investimenti di chi, come Enrico Musumeci, ci mette cuore, grinta ma soprattutto tanti, tantissimi soldi.











