La versione video integrale (riprese e montaggio di Marco Ferrara) dell'intervista agli avvocati Renata Saitta e Giulia Li Rosi pubblicata nell'edizione cartacea di SUD PRESS di marzo tutt'ora in distribuzione.
Lo sport non vive solo sul campo.
Vive anche nelle aule di tribunale, negli studi professionali, nelle norme che cambiano e che ridisegnano tutele e responsabilità.
Dietro ogni atleta, soprattutto se minorenne, c’è un mondo fatto di regole, diritti, contratti e garanzie.
A raccontarlo a SudSport sono l’avvocato Renata Saitta e l’avvocato Giulia Li Rosi, che hanno deciso di unire le loro competenze per aprire una nuova prospettiva sul diritto sportivo a Catania.
Un progetto che parte dalla tutela della persona e che prova a guardare lontano.
«Il mio studio si occupa da anni di famiglie e minori», spiega l’avvocato Saitta. «È proprio la figura del minore che mi ha spinto a collaborare con la collega Li Rosi, che si occupa di sport».
La riforma dello sport ha cambiato profondamente lo scenario. Ha introdotto modelli organizzativi obbligatori, ha previsto la figura del responsabile per la salvaguardia, ha rafforzato i controlli contro abusi, violenze e discriminazioni.
«Il minore è un soggetto debole anche nello sport», continua Saitta, «la riforma ha imposto strumenti concreti per garantire una tutela effettiva. Il nostro obiettivo è creare una protezione integrata tra diritto civile e diritto sportivo, assicurando benessere e sicurezza anche nell’attività agonistica».
Lo sport, ricordano le due professioniste, non è solo competizione, ma relazione, crescita. Senza mezzi termini: è un diritto fondamentale e in quanto tale va protetto.
Per Giulia Li Rosi la scelta di specializzarsi in diritto sportivo nasce da lontano.
Dall’infanzia, dalla pratica sportiva, dalla passione per il calcio e non solo. «Sono avvocato dal 2022, con specializzazione in diritto civile. Ho deciso di approfondire il diritto internazionale sportivo attraverso un master svolto a Madrid nel 2025, della durata di sei mesi». Poi l’esperienza in uno studio legale di Valencia che ha rappresentato un’immersione concreta nei procedimenti davanti alla Dispute Resolution Chamber della FIFA e al Court of Arbitration for Sport.
Un salto di qualità: «Ho potuto vedere come funzionano davvero i contenziosi internazionali. Non solo calcio, ma molte discipline. È un mondo complesso, altamente tecnico, con una dimensione globale».
Poi la scelta di tornare in Sicilia: «È una sfida, ma crediamo nel territorio. Catania ha storia sportiva, competenze, potenzialità enormi». A questo punto, con una domanda di lubraniana memoria, è lecito chiedersi: a chi serve l’avvocato dello sport? La risposta è semplice: a tutti.
«Si rivolgono a noi sia le società sportive sia gli atleti», spiega Li Rosi, «e quando parliamo di atleti parliamo anche di minori. La tutela della persona resta centrale, come impone la Costituzione».
Contratti, contenziosi, trasferimenti, fiscalità, modelli organizzativi e compliance con la riforma: il diritto sportivo è ormai una materia trasversale. Richiede competenze civili, societarie, fiscali, internazionali e, soprattutto un aggiornamento continuo. La riforma del 2021 ha inciso in modo particolare sul mondo dilettantistico. Ha introdotto novità fiscali, nuove qualificazioni per associazioni e società sportive, ridefinito ruoli e responsabilità.
«Il sistema italiano resta complesso», osserva Li Rosi, «la distinzione tra associazioni sportive dilettantistiche e società sportive non è sempre chiara, anche sotto il profilo fiscale. È un panorama articolato, che richiede attenzione». In questo contesto, l’assistenza legale diventa fondamentale. Non solo per difendersi, ma soprattutto per prevenire. C’è poi un aspetto internazionale che rende il progetto ancora più interessante.
Giulia Li Rosi collabora con la FIFA nell’ambito dell’IPP, l’Electronic Player Passport: «L’IPP è la storia contrattuale e calcistica del giocatore. Viene creato nei trasferimenti internazionali e serve a ricostruire il percorso formativo dell’atleta».
Un documento chiave perché consente di calcolare la training compensation, cioè il compenso spettante ai club che hanno formato il calciatore tra i 12 e i 23 anni. Oppure la solidarity contribution, pari al 5% del valore del trasferimento.
«È un meccanismo – spiega ancora l’avvocato Li Rosi - poco conosciuto dal grande pubblico, ma essenziale per comprendere davvero come funziona l’economia del calcio internazionale». Dietro ogni trasferimento, infatti, c’è una filiera e una redistribuzione.
In chiusura non può mancare un accenno alla Sicilia e a quella che possiamo definire, appunto, una vera sfida siciliana «La Sicilia ha le sue difficoltà», ammette Renata Saitta, «ma proprio per questo è una bella sfida».
Un progetto che non vuole scavalcare nessuno, ma vuole inserirsi con competenza ed equilibrio. Ma nello stesso tempo anche con entusiasmo.
«Spero che il nostro aiuto possa essere positivo per chi si occupa di sport», conclude l’avvocato Renata Saitta.
«Vogliamo portare professionalità e una visione moderna, partendo dalla tutela della persona». Perché lo sport è passione, ma è anche identità e diritto.











