
C’è qualcosa che nello sport non può essere cancellato con una delibera.
Non è un risultato e non è nemmeno una classifica.
Semplicemente, è la memoria.
E a Catania, oggi, quella memoria rischia di essere messa da parte.
La decisione del Comitato Territoriale FIPAV (la federazione Volley per chi non lo sapesse) di sopprimere, per la stagione 2025/2026, il Trofeo “Lilyana Pizzo” e il Trofeo “Vittorio Maccarrone” lascia una ferita profonda nel cuore della pallavolo etnea.
Non si tratta solo di una semplice scelta organizzativa, ma un segnale che ha colpito famiglie, appassionati e tutto un movimento che su quei nomi ha costruito identità e appartenenza.
Non si tratta solo di due trofei, ma di due storie, anzi di due simboli.
Il Trofeo Lilyana Pizzo rappresentava molto più di un riconoscimento sportivo.
Era il legame diretto tra le giovani atlete e una figura che ha fatto della pallavolo una scuola di vita.
Allenatrice, educatrice, punto di riferimento.
Togliere quel nome dalla categoria Under 18 femminile significa togliere un pezzo di radice proprio a chi sta iniziando il proprio percorso.
E poi c’è Vittorio Maccarrone: un nome che per Catania è storia vera.
La serie A1, le grandi sfide, il CUS degli anni d’oro, la semifinale scudetto contro Modena. Ma soprattutto, un uomo che ha incarnato valori autentici: lealtà, sacrificio, appartenenza.
Il trofeo Under 19 maschile era il ponte tra quella storia e le nuove generazioni.
Un ponte che oggi viene interrotto.
La protesta, affidata a una lettera firmata dalle famiglie Pizzo e Maugeri, è chiara.
Non si contesta solo la decisione, ma si chiede rispetto e, se possibile, anche una spiegazione.
Si chiede, soprattutto, di non disperdere ciò che dà senso allo sport oltre il campo.
Perché il punto è proprio questo.
Lo sport giovanile non vive solo di risultati, ma si alimenta soprattutto di esempi.
Nomi e storie che diventano ispirazione, che aiutano a capire perché vale la pena allenarsi, cadere, rialzarsi e poi allenarsi ancora.
Cancellare questi trofei significa togliere un pezzo di racconto.
E allora la domanda resta sospesa, semplice ma pesante: può una comunità sportiva permettersi di dimenticare chi l’ha resa grande?
A Catania, la risposta non è ancora arrivata, ma riteniamo doveroso inserire nel dibattito un altro elemento che riguarda, in questo caso, la pallavolo attuale.

Domenica scorsa al PalaCatania durante la partita tra la squadra catanese, che milita in Serie A2 e Ravenna, sul teraflex del palazzetto pioveva.
Si, pioveva. Sul campo e negli spogliatoi la situazione era ancora peggiore.
Magari a qualcuno, frastornato dalle novità che arrivano giornalmente dal mondo del calcio, potrà sembrare un problema marginale.
Ma così non è: lo sport merita rispetto, tutto lo sport merita rispetto.










