
Il cicloturismo come racconto e come visione.
Parte da qui la stagione 2026 del CSAIn Sicilia, che lancia la Coppa Ionica di Cicloturismo, un circuito che va oltre la semplice pedalata e diventa progetto di territorio, identità e sviluppo.
Otto tappe, quattro province, un’unica direzione: mettere insieme sport e valorizzazione della Sicilia.
Si parte da un’idea chiara e, soprattutto, ambiziosa.
Al centro c’è il lavoro dello staff coordinato da Renato Da Campo, che costruisce un calendario capace di alternare strada, gravel e mountain bike, coinvolgendo società e realtà locali in un percorso condiviso.
Non solo eventi, ma un sistema che punta a creare connessioni tra sport e turismo.
SI PARTE DA BELVEDERE. Il via il 12 aprile con l’Aretusa Off Road, tra sterrati e natura.
Poi maggio entra subito nel vivo: Cassibile, Scicli e Nicolosi, con percorsi che arrivano fino ai 120 chilometri del Giro dell’Etna.
Estate con un po’ di respiro, ma senza fermarsi.
A luglio Misterbianco, ad agosto Santa Venerina con il “Monsieur 4000”.
Infine il gran finale tra ottobre e novembre, con Pietraperzia e San Michele di Ganzaria a chiudere il cerchio.
Otto tappe distribuite lungo l’anno, pensate per un pubblico ampio, dagli appassionati ai semplici amatori.
IL VALORE DEL PROGETTO. «Il cicloturismo è una leva fondamentale», sottolinea il presidente nazionale CSAIn Salvatore Spinella.
Un concetto che va oltre lo sport e tocca economia, cultura e partecipazione.
Sulla stessa linea anche Marco Compagnini: «Un calendario moderno, vario, con una forte identità territoriale. Può diventare un riferimento per il Sud Italia».
LA VISIONE. Quella del cicloturismo non è e non può essere considerata una gara: definirla esperienza è certamente più appropriato.
Renato Da Campo lo dice chiaramente: «Le manifestazioni devono tornare a essere eventi promozionali. Il territorio è il vero protagonista».
Ed è proprio qui il punto: la Coppa Ionica non è solo ciclismo.
Rappresenta un modo diverso di vivere lo sport: più lento, più consapevole, più vicino ai luoghi.
Perché in Sicilia, pedalando, non si attraversa soltanto un paesaggio, ma lo si vive.










