
Palermo corre, si emoziona, si ritrova.
Lo fa nel segno dello sport vero, quello che unisce e lascia traccia.
La 42ª edizione di Vivicittà Palermo ha confermato tutto il suo valore, dentro e fuori il cronometro.
Non solo una gara podistica, ma un evento capace di unire generazioni diverse sotto gli stessi ideali, quelli che da sempre accompagnano la manifestazione targata UISP: pace, ambiente, diritti, partecipazione.
Partenza alle 9.30, dal cuore dello stadio delle Palme “Vito Schifani”, in contemporanea con altre 40 città italiane.
Un segnale forte, quasi simbolico: Palermo dentro un grande abbraccio nazionale.

Prima dello start, però, il tempo si ferma per tributare un minuto di silenzio per Alessio Azzarello, vincitore dell’edizione 2025.
Un ricordo composto, ma intenso.
L’edizione 2026 è dedicata a lui e si percepisce in ogni passo, in ogni applauso, in ogni sguardo.
Poi la corsa prende vita con oltre 450 atleti al via, provenienti da tutta la Sicilia ma anche da oltre lo Stretto.
Numeri importanti, che raccontano la crescita e la solidità dell’evento.
Il percorso è quello classico, ma sempre affascinante: 10 chilometri all’interno del Parco della Favorita. Un tracciato tecnico, veloce a tratti, ma reso più impegnativo dal vento di scirocco che accompagna gli atleti lungo il percorso.

La gara maschile si accende subito. Ritmo alto, gruppo compatto nelle prime fasi. Poi l’allungo decisivo: a firmarlo è Yuri Floriani, nome che non ha bisogno di presentazioni. Ex azzurro, due Olimpiadi nei 3000 siepi, una carriera di altissimo livello alle spalle.
Oggi in veste master, con la maglia della Marathon Altofonte, torna sul gradino più alto del podio dopo nove anni. Il settimo successo al Vivicittà Palermo e si tratta di un numero che pesa.
Il tempo, 33’48, è solo una parte del racconto, il resto lo fanno le emozioni: “È stato bellissimo tornare a correre qui. Non dormivo da stanotte, come prima di una finale olimpica”.

Alle sue spalle, a pochi metri, Antonio Mascari che regala una prestazione solida, concreta.
Chiude in 34’05 confermando il suo livello dopo la vittoria del 2024. Terzo posto per Manfredi Belli Dell’Isca, che completa il podio in 35’07.

Tra le donne, il copione è chiaro fin dai primi chilometri.
Cristina Garcia Conde prende il comando e non lo lascia più. L’atleta del Team Atletica Palermo bissa il successo dello scorso anno, dimostrando continuità e grande condizione e chiude in 39’09, con margine.

Dietro di lei Valentina Marsala e Maria Grazia Prestigiacomo, protagoniste di una gara regolare e combattuta.
“Sono molto contenta. Vincere non è mai facile, ma ripetersi lo è ancora meno”, racconta la Conde. Parole semplici, ma che spiegano bene il valore del risultato.

Ma Vivicittà non è solo gara élite, è soprattutto partecipazione.
Tre atleti over 80 tagliano il traguardo, uno dopo l’altro, accompagnati da applausi lunghi, sinceri.
È forse l’immagine più bella della giornata. Accanto a loro, anche gli atleti della FISDIR, presenza che rafforza il messaggio di inclusione che da sempre accompagna la manifestazione.
Intorno c’è una città che ha risposto nel migliore dei modi: famiglie, curiosi, appassionati. Palermo c’è e si è vista.
Soddisfazione nelle parole della presidente della UISP Palermo, Marialuisa De Simone: “Vivicittà è molto più di una corsa. È comunità, è partecipazione. Vedere tutto questo ripaga del lavoro fatto”.
Presente anche l’assessore allo sport del Comune di Palermo Alessandro Anello, insieme ai rappresentanti regionali UISP.
E mentre Palermo corre, anche il resto della Sicilia si muove, se è vero che a Ragusa si è disputata la gara parallela sui 10 km, con le vittorie di Salvatore Greco e Margherita Di Gregorio.
Ma non c’è solo agonismo. Le camminate ludico-motorie hanno coinvolto Aci Sant’Antonio, Giarre, Messina e Ragusa.
Un modo diverso di vivere lo sport, ma con la stessa energia.
In parallelo cammina anche il progetto “Porte Aperte”: lo sport che entra negli istituti penitenziari.
Un’idea forte, concreta, che proseguirà anche nelle prossime settimane con tappe a Enna, Catania e Caltanissetta.
Alla fine insieme a tempi e podi, rimangono soprattutto le storie.










