
C’è un punto, netto e non riguarda solo il campo.
Le parole dell’allenatore, ex Akragas e Acireale, Marco Coppa nell’ultima puntata di Tutti in campo vanno oltre il calcio giocato.
Scavano dentro il sistema, lo mettono a nudo, senza filtri e forse è proprio questo che oggi fa più rumore.
IL CALCIO, TRA NUMERI E DISILLUSIONE. L’esperienza sulla panchina dell’Acireale Calcio è ormai alle spalle.
Non è finita bene, questo è evidente, ma Marco Coppa evita alibi e facili giustificazioni.
Per lui non esistono fallimenti, ma tentativi.
Una visione quasi controcorrente, in un mondo che misura tutto con il risultato immediato.
“È un mestiere fatto di numeri”, ammette, “Eppure” rilancia “conta il percorso, conta continuare a provarci”. Poche parole, ma pesanti.
UN SISTEMA CHE NON EDUCA PIÙ. Poi arriva l’affondo ed è diretto. Il calcio, secondo Marco Coppa, è diventato “il meno educativo tra gli sport”.
Una frase che fa riflettere e che apre una crepa profonda, soprattutto guardando alla base.
Il problema non è la mancanza di strutture, non è nemmeno la qualità dei giovani: il problema è culturale.
Si pensa solo a vincere, sempre. Anche a 10 anni.
Le scuole calcio diventano fabbriche di risultati, non di crescita. I genitori invadono spazi, trasferiscono pressioni, aspettative. I dirigenti inseguono trofei. E i ragazzi? Rischiano di perdersi.
SOCIAL, PRESSIONI E SOLITUDINE. C’è un altro aspetto. Moderno, ma già centrale ed è quello dei social che sono diventati una componente del sistema.
Marco Coppa li evita, prova a tenerli a distanza. Una scelta precisa di “Igiene mentale”, la definisce. Perché il giudizio, oggi, è continuo, spesso superficiale e a volte addirittura tossico.
Il rischio è che influenzi tutto, anche chi decide: dirigenti compresi.
IL CALCIO HA PERSO FASCINO? La riflessione si allarga e, per certi aspetti, diventa quasi amara. Il calcio, secondo Marco Coppa, sta perdendo appeal.
Tifosi, passione, autenticità: tutto messo in discussione da un eccesso di spettacolarizzazione.
Un dato su tutti, secondo il tecnico deve far riflettere, il sorpasso del tennis negli ascolti durante la Coppa Davis.
E allora la domanda resta sospesa: cosa è diventato davvero questo sport?
RIPARTIRE DAI VALORI. SUBITO. La risposta, almeno per Coppa, è chiara: “Bisogna tornare indietro. Non fisicamente, ma culturalmente”.
“Bisogna recuperare la genuinità, rimettere al centro il ragazzo, non il risultato. Formare, prima ancora di vincere”.
Perché lo sport, quello vero, lascia qualcosa.
E quella “marcia in più” di cui parla Marco Coppa, “quella che nasce nello spogliatoio, nel gruppo, nella condivisione, non si misura con una classifica, ma si misura nel tempo”.
UNO SGUARDO AVANTI, SENZA FRETTA. Il futuro? Per Marco Coppa è ancora da scrivere.
“Nessun contatto concreto, solo dialoghi. È presto. I campionati devono finire. I progetti devono nascere”. Ma una cosa è certa: “Per ripartire, servirà un progetto vero e forse, anche un calcio diverso”.










