
C’è un filo che lega le stanze delle assemblee nazionali ai campi di periferia.
È sottile, ma è decisivo.
Da Manager Sportivi Associati arriva un segnale chiaro, che va oltre la semplice riconferma: Fabio Pagliara resta presidente, ma soprattutto rilancia una visione.
Una visione che parla di merito e di responsabilità.
CONTINUITÀ, MA SENZA ALIBI. L’assemblea elettiva ha confermato Pagliara alla guida dell’associazione.
Un passaggio che potrebbe sembrare formale, quasi scontato. In realtà non lo è.
Perché dentro quella riconferma c’è un messaggio preciso: la base c’è e partecipa, anzi si espone.
“Ho deciso di ricandidarmi con spirito di servizio e per restituire almeno in parte quanto ho ricevuto dallo sport”.
Parole semplici e dirette, che però raccontano una linea e allora il nuovo Consiglio Direttivo, costruito su un equilibrio tra esperienze e competenze diverse, diventa il primo banco di prova. Non solo rappresentanza, ma capacità di incidere.
LA SFIDA VERA: RICONOSCERE IL DIRIGENTE SPORTIVO. Qui il discorso si fa più profondo, quasi politico, nel senso più alto del termine.
Pagliara lo dice senza giri di parole: serve un riconoscimento pieno, anche legislativo, della figura del dirigente sportivo.
Non una figura accessoria o un ruolo marginale: deve essere una colonna del sistema.
La priorità è chiara: proporre un disegno di legge dedicato, dare forma normativa a una funzione che, nei fatti, tiene in piedi società, federazioni, progetti.
Un passaggio che riguarda tutta l’Italia, ma che in Sicilia risuona ancora più forte.
SICILIA, TRA TALENTO E SCORCIATOIE. Qui il tono cambia e diventa più diretto: “Anche in Sicilia, come in tutta Italia, occorre la rivoluzione del merito”.
Una frase che pesa, perché fotografa una realtà nota a chi vive lo sport ogni giorno.
Competenze che spesso restano ai margini, scorciatoie che diventano regola.
Pagliara non fa sconti e rilancia: “promuovere la competenza non è un’opzione, è un obbligo.
Perché senza dirigenti formati, preparati, riconosciuti, lo sport non cresce. Sopravvive, al massimo”.
GIOVANI E RICAMBIO: LA PARTITA DECISIVA. C’è poi un altro tema che forse è il più delicato.
Il ricambio generazionale.
“Dobbiamo lanciare le quote verdi”, un’espressione che richiama le quote rosa, ma sposta il focus: aprire spazi ai giovani.
Costringerli, quasi, a entrare nel sistema.
Non per concessione, ma per necessità.
Perché lo sport italiano (quello siciliano in particolare), rischia di restare fermo se non si rinnova, se non si accetta il confronto con nuove idee, nuove competenze, nuovi linguaggi.










