Riprese e montaggio di Christian Costantino
C’è un calcio che spesso resta lontano dai riflettori, ma che continua a vivere di passione autentica, sacrifici e senso di appartenenza.
È il calcio di provincia, delle società nate tra amici, delle trasferte organizzate con mille difficoltà e degli sponsor che diventano parte integrante di un progetto sportivo e umano.
A Tremestieri Etneo questa stagione ha raccontato proprio questo.
Il secondo posto conquistato nel campionato di Prima Categoria e una finale playoff persa hanno lasciato certamente amarezza, ma anche la consapevolezza di aver costruito qualcosa di importante.
Nel piccolo talk organizzato da SudSport, il presidente del Tremestieri Alfio Carbonaro e il responsabile delle relazioni pubbliche Giuseppe Rapisarda hanno ripercorso un’annata che, numeri alla mano, resta tra le più brillanti della storia recente del club.
“Una stagione piuttosto positiva”, ha spiegato Carbonaro.
“Siamo andati oltre le aspettative iniziali. Abbiamo costruito una squadra completamente nuova, con tanti giovani e uno staff tecnico che non finirò mai di ringraziare. La finale playoff è andata male, ma resta la soddisfazione per il percorso fatto”.
Dietro il secondo posto, però, c’è molto di più di una semplice classifica.
C’è una società giovane, nata appena cinque anni fa quasi per gioco, durante una pizza tra quattro amici che trent’anni prima condividevano lo stesso spogliatoio da calciatori.
Oggi quel gruppo guida una realtà cresciuta rapidamente e capace di diventare punto di riferimento per il territorio.
Un percorso costruito anche tra enormi difficoltà logistiche.
Il Tremestieri, infatti, da tre anni è costretto a giocare lontano dal proprio campo, trasferendosi a Mascalucia a causa dei lavori di ristrutturazione dell’impianto comunale.
“Il costo del campo è la spesa più pesante”, ha raccontato Carbonaro.
“A Mascalucia ci troviamo bene, ma affrontiamo un impegno economico importante. Speriamo di tornare presto a Tremestieri perché quello è il nostro posto”.
Ed è proprio il tema dell’identità territoriale uno dei punti centrali dell’intervento di Giuseppe Rapisarda, entrato in società nel corso della stagione.
“È stato un bagno di entusiasmo”, ha raccontato, “Ho ritrovato una forma di calcio che spesso dimentichiamo esista ancora. Tornare a giocare a Tremestieri sarebbe fondamentale perché il calcio, anche a questi livelli, vive di appartenenza. La squadra deve essere sentita come patrimonio della comunità”.
Sul campo, intanto, il Tremestieri ha impressionato tutti per continuità e qualità di gioco.
Dopo un girone d’andata complicato, la squadra ha cambiato marcia: dieci vittorie e due pareggi nel ritorno, miglior attacco del campionato e terza miglior difesa, oltre a cinque gare consecutive senza subire reti.
“A detta degli addetti ai lavori siamo stati la squadra che ha espresso il miglior calcio”, ha sottolineato il presidente, “Nella finale playoff i ragazzi hanno forse sentito troppo il peso della partita”.
Meriti condivisi con uno staff tecnico già confermato per la prossima stagione.
Alla guida resterà mister Gianluca Serafino insieme al vice Gabriele Romano e al preparatore atletico Mario Insinga, protagonisti di un lavoro che ha permesso alla squadra di mantenere una condizione fisica eccellente per tutto l’anno.
“Ho trovato un gruppo straordinario prima ancora sul piano umano che tecnico”, ha aggiunto Rapisarda, “Una vera famiglia, capace di unire goliardia e serietà”.
Inevitabile, quindi, che lo sguardo si sposti già verso il futuro: dopo una promozione sfiorata, il Tremestieri non potrà più nascondersi.
Carbonaro resta prudente, ma il messaggio è chiaro: “Cercheremo di migliorarci in tutti i reparti. Ogni stagione è diversa, ma punteremo sempre in alto”.
Tradotto: il sogno Promozione è soltanto rimandato.











