
Catania si è tinta ancora una volta di colori, cori, bandiere e appartenenza.
Il XXI Palio d’Ateneo ha chiuso il sipario dopo tre giorni di sport, goliardia e festa universitaria, confermando quanto questa manifestazione sia ormai molto più di un semplice evento sportivo. È identità collettiva, energia condivisa, orgoglio universitario.
A vincere l’edizione 2026 sono state ancora le “Furie Rosse” di Medicina, capaci di conquistare il secondo successo consecutivo e il settimo titolo della loro storia con 519 punti complessivi.
Alle loro spalle i “Leoni” di Ingegneria, secondi con 491 punti, mentre Economia ha completato il podio con 451.

La proclamazione finale è arrivata davanti a migliaia di studenti, tra entusiasmo e applausi, con il rettore dell’Università degli Studi di Catania Enrico Foti e il presidente del CUS Catania Massimo Oliveri a sancire ufficialmente il trionfo di Medicina.
Ma il Palio non si è fermato alle classifiche.
Le “Furie Rosse” hanno conquistato anche il contest musicale “Tutti cantano al Palio” grazie al brano inedito “Finché il cuore regge”, confermando la propria supremazia pure fuori dai campi di gioco.

Il cuore della manifestazione, però, resta l’atmosfera.
Via Etnea invasa dalle maglie colorate dei dipartimenti, le mascotte, gli striscioni, i cori improvvisati, la festa in piazza Università e le sfide tra sport tradizionali e gare goliardiche hanno trasformato ancora una volta Catania in un gigantesco villaggio universitario.
Da sottolineare anche la dimensione internazionale.
Anche quest’anno il Palio Eunice ha portato in città studenti provenienti dagli Atenei partner europei.
La terza edizione è stata vinta dal Portogallo, in un’edizione sempre più cosmopolita e partecipata.
Nel suo intervento, il rettore Enrico Foti ha sottolineato il valore umano della manifestazione: amicizia, relazioni e senso di appartenenza.
Massimo Oliveri, invece, ha ribadito come il Palio rappresenti ormai un unicum nel panorama universitario italiano, un evento che riesce a mescolare sport, aggregazione e identità cittadina.
Alla storia, poi, passeranno le immagini.
Gli studenti che cantano sotto il sole di maggio, le sfide sulla spiaggia, il tifo tra dipartimenti rivali e quella sensazione che, almeno per tre giorni, l’università sia uscita davvero dalle aule per diventare città.











