
Ai romantici del calcio Ascoli non può che evocare il ricordo del compianto Tonino Carino da Ascoli, appunto, tra i personaggi più pittoreschi del giornalismo sportivo e di quelle domeniche italiane che non ci sono più.
Ma Ascoli non è solo questo perché rappresenta un’altra piazza storica del calcio italiano che, come Catania, ha conosciuto i fasti della Serie A, ma anche la palude della C.
Ascoli e Catania, accomunate negli anni ’80 dalla passione che accompagnava i loro storici presidenti: Costantino Rozzi da una parte, Angelo Massimino dall’altra.
Personaggi veraci e un modo, casareccio (nella accezione più positiva del termine), di vivere e gestire il calcio che, purtroppo non c’è più e che, nel pallone dominato dal business e dagli investimenti stranieri, oggi sarebbe anacronistico.
Anche per questo la sfida all’Ascoli ha un sapore antico, sia solo perché le due squadre è da 20 anni che non si sfidano, ovvero dal primo anno nella massima serie del Catania di Pulvirenti.
Nei precedenti poi, tante sfide in serie B e molte in Serie C, anche nell’era Gaucci nell’anno della promozione quando, tra i cadetti, ci finirono entrambe: gli ascolani vincendo il campionato, il Catania battendo il Taranto ai playoff.
Un destino impossibile da replicare, se è vero che le due squadre si affronteranno solo in semifinale e che, al netto di improbabili ripescaggi, in serie B ne potrà andare solo una e superando, ovviamente, lo scoglio finale (Brescia e Salernitana si contendono l'altro posto nella finalissima).
I precedenti in casa bianconera, vedono l’Ascoli in netto vantaggio, con il Catania che solo una volta, nel 2005 in Serie B, è riuscito a imporsi in trasferta.
Ma quella di oggi, per tantissimi motivi, sarà tutta un’altra vicenda: per la storia recente delle due compagini e per la posta in palio.
Ci si gioca la finale ed i nervi, verosimilmente, saranno più decisivi della tattica.
Il Catania avrà il leggero vantaggio di poter giocare il ritorno in casa, ma questo non potrà prescindere da una gara d’andata in cui i rossazzurri non potranno sbagliare nulla.
E’ chiaro che giocare per lo 0 a 0 sarebbe un errore, ma nello stesso tempo subire diversi gol rappresenterebbe un ostacolo difficile da superare.
Una cosa è certa: nell’arco dei 180 minuti chi vorrà raggiungere la finale dovrà vincere almeno una partita, perché altrimenti sarebbero supplementari e/o i calci di rigore a decretare chi passerà il turno.
Una roulette che è meglio evitare.
Il Catania avrà tanto da dimostrare contro, senza molti dubbi, l’avversario più forte tra le contendenti alla Serie B.
Il ritorno di Toscano sta riportando l’equilibrio che si era perso per strada: bisognerà però evitare a tutti i costi gli svarioni (vere e proprie dormite) difensivi che hanno permesso al Lecco di segnare 3 gol al Massimino.
Nel frattempo, in fase offensiva servirà qualcosa in più proprio dagli attaccanti: in particolare Cicerelli può e deve essere ancora più determinante.
Lo stesso dicasi per Casasola.
La società ha scelto di non far parlare Toscano prima del match di Ascoli: una scelta condivisibile, anche per il numero ravvicinato di partite e l’esiguo numero di allenamenti tra una gara e l’altra.
Ma i playoff di Serie C sono questo: una girandola di emozioni per chi tifa, un tritacarne per chi li disputa e sa che ogni minimo errore può compromettere un’intera stagione, mentre un successo può anche non voler dire nulla.
Se ad Ascoli le due squadre non commetteranno errori clamorosi, è probabile che si decida tutto mercoledì prossimo al Massimino, dove il Catania sarà sospinto da una moltitudine di cuori rossazzurri.
Un sostegno commovente che non lascia di certo insensibili.
Non ce ne saranno invece ad Ascoli, perché dopo gli "scontri" di Lecco è arrivata l’ennesima determinazione inflittiva a carico dei tifosi etnei che non potranno andare in trasferta fino a febbraio del 2027.
Un peccato gli sportivi catanesi che, certamente, avrebbero fatto sentire il loro calore anche in un campo difficile come quello di Ascoli: ma così è, ed il Catania dovrà fare, come ha fatto spesso, di necessità virtù.
La sfida è ardua, complicata, assai impegnativa.
Dipende dalla testa, dalle gambe, dal cuore dei rossazzurri farla entrare di diritto nella Storia.










