
Magari qualcuno aveva immaginato di vivere una sera dei miracoli, contro ogni pronostico e contro ogni logica.
Ma i miracoli non sempre riescono, soprattutto quando, per realizzarsi, dovrebbero sfidare l’imponderabile.
E l’imponderabile, anche se ci provi, lo sfiori e lo accarezzi, rimane troppo complicato da raggiungere.
Il Catania però ci ha provato veramente, ha vinto 2 a 1, ma il miracolo nella calda serata del Massimino ha lasciato spazio alla consapevolezza: la consapevolezza di un fallimento sportivo, l’ennesimo, e di un futuro che, ancora una volta, vedrà il Catania in una categoria che, a questa città, non appartiene.
E se appena 20 anni fa un’intera città gioiva per la promozione in Serie A, oggi si ritrova a contare i cocci di una stagione cominciata bene e finita malissimo.
I cocci di una società che, ancora una volta, andrà completamente ridisegnata, a partire dallo staff tecnico, per finire con il parco giocatori.
I fischi con cui i calciatori del Catania sono stati accolti dal pubblico per il riscaldamento, fanno comprendere che per tanti l’esperienza in rossazzurro è finita.
Difficile anche commentare una partita praticamente inutile, in cui da ricordare c’è solo il meritato giro di campo delle ragazze del Catania Woman guidate da Silvestro Reitano capaci, loro, di conquistare la promozione in Serie B.
Lo hanno fatto con il cuore, lo stesso cuore che Catania ha comunque messo riempendo il Massimino anche dopo aver subito un umiliante 4 a 0 esterno.
Ma Catania è questa: Catania c’è e ci sarà sempre, ma deve essere rispettata e i calciatori nella gara di Ascoli non l’hanno fatto.
A proposito di Ascoli, dalla nostra storica postazione in tribuna stampa, ritrovata dopo un turno di stop, è giusto raccontarvi anche la partita.
Una partita in cui Toscano, alla sua ultima panchina in rossazzurro, schiera insieme per la prima volta dall’inizio Caturano e Forte.
Da raccontare c’è la foga agonistica che i giocatori del Catania hanno provato a mettere in avvio, trascinati dal calore del pubblico: una foga concretizzata dal gol di Caturano dopo 6 minuti.
Il Massimino diventa una bolgia perché, giustamente, i tifosi vogliono credere anche ad una minima speranza: quella speranza che due clamorose parate di Dini preservano ancora.
Parete che proseguono per buona parte del primo tempo in cui l’Ascoli, superato un iniziale sbandamento, riprende in mano le redini del gioco.
Ma all’improvviso il Catania segna ancora: Forte riceve un pallone invitante entra in area e batte Vitale.
E’ ancora quasi impossibile, ma il pubblico comincia a crederci.
Ci crede ancor di più quando in avvio di ripresa D’Ausilio colpisce il palo al termine di una lunga cavalcata solitaria.
Un palo, su cui, si capirà dopo, si spengono le speranze di rimonta del Catania.
Toscano mette Cicerelli, Bruzzaniti e Lunetta e la pressione del Catania aumenta, mentre l’Ascoli comincia ad avere un pizzico di paura.
Ma il tempo passa, la rimonta diventa sempre più difficile e alla fine il gol in contropiede di Oviszach chiude definitivamente qualsiasi velleità.
Il pubblico comincia ad andar via e l'incoraggiamento iniziale lascia spazio a petardi, fumogeni e altri gesti di rabbia.
Finisce nel peggiore dei modi.










