Per chi osserva dagli spalti, un esercizio dura pochi minuti. Per chi sale in pedana, invece, rappresenta il risultato di mesi di allenamenti, sacrifici, correzioni e ripartenze.
È questo il volto meno visibile del Campionato Nazionale CSAIn di Ginnastica Ritmica, che ha portato al Pala Arcidiacono di Catania circa 700 atlete provenienti da tutta Italia. Un evento che per tre giorni ha trasformato la città etnea in uno dei principali punti di riferimento della ginnastica ritmica nazionale, ma che soprattutto ha raccontato storie di crescita personale, impegno e passione.
La tensione si percepisce già prima dell'ingresso in pedana. Le ginnaste la conoscono bene, indipendentemente dall'età o dall'esperienza.
«L'emozione si sente sempre», racconta una delle atlete in gara. «Anche dopo anni di competizioni, quando senti chiamare il tuo nome e stai per entrare in pedana l'ansia arriva. La differenza è che impari a trasformarla in energia per fare al meglio il tuo esercizio».
Per alcune ragazze quella di Catania è stata la prima esperienza in una competizione nazionale. Un traguardo raggiunto dopo aver superato le selezioni regionali e affrontato mesi di preparazione.
«È stata un'emozione grandissima», spiega una giovane ginnasta. «Ma avere accanto le compagne aiuta molto. Sono loro che ti sostengono prima della gara e ti aiutano a gestire la tensione».
Un aspetto che emerge continuamente nei racconti delle atlete: la ginnastica ritmica è uno sport individuale solo in apparenza. Dietro ogni esercizio c'è infatti un gruppo fatto di compagne, tecnici e famiglie che condividono ogni fase del percorso.
Lo raccontano bene le madri presenti sugli spalti, che vivono la competizione con un coinvolgimento non meno intenso rispetto alle figlie.
«Dopo tanti anni l'emozione è ancora fortissima», spiega una di loro. «Si resta sempre con il cuore che batte fino alla fine dell'esercizio. Perché conosciamo il lavoro che c'è dietro e sappiamo quanto impegno richieda arrivare fin qui».
Per le famiglie la gara rappresenta soltanto l'ultimo passaggio di un percorso molto più lungo.
«Viviamo i loro allenamenti, le trasferte, gli sforzi quotidiani», racconta un'altra mamma. «Questo sport insegna disciplina, costanza e capacità di affrontare le difficoltà. Sono insegnamenti che restano anche fuori dalla palestra».
Una convinzione condivisa anche dai tecnici, che accompagnano le ginnaste durante tutta la loro crescita sportiva.
«Il nostro ruolo va oltre l'aspetto tecnico», spiega la tecnica del CUS Giulia Rizzo. «Si crea un rapporto umano molto forte. La ginnastica ritmica unisce preparazione atletica, espressività, musica e interpretazione. Ogni esercizio viene costruito sulle caratteristiche della singola atleta».
Dietro ogni prova ci sono mesi di lavoro spesso invisibili al pubblico.
«Accompagnare queste ragazze significa seguirle in una crescita che è sportiva ma anche personale», osserva la tecnica sportiva Giulia Bonaventura. «Una gara nazionale viene vissuta con un'intensità particolare perché rappresenta il risultato di un percorso lungo e impegnativo. Ogni gesto che vediamo in pedana è stato preparato, corretto e perfezionato giorno dopo giorno».
Anche chi siede al tavolo della giuria vive da vicino il peso di questo percorso. Valutare un esercizio significa infatti misurarsi con il lavoro e le aspettative di centinaia di giovani atlete.
«È una grande responsabilità»,spiega Rossella Longo, giudice di gara e tecnica sportiva. «Dietro ogni esibizione ci sono bambine e ragazze che dedicano a questo sport molte ore della loro settimana. Alcune si allenano poche ore, altre arrivano a programmi molto più intensi. In tutti i casi ciò che colpisce è la passione con cui affrontano la pedana».
Passione che, per molti degli addetti ai lavori, rappresenta uno degli aspetti più importanti dello sport giovanile.
Al di là delle classifiche e delle medaglie, manifestazioni come quella ospitata a Catania mostrano infatti il valore educativo della ginnastica ritmica: imparare a gestire l'ansia, confrontarsi con gli errori, lavorare per obiettivi e condividere esperienze con il proprio gruppo.
Le premiazioni segnano la conclusione della gara. Il percorso che le ha rese possibili, invece, continua molto dopo la fine dell'ultimo esercizio.











