
L'ennesimo anno zero? Si, secondo una narrazione che vuole essere coerente, no, almeno nelle intenzioni di chi è stato chiamato in causa.
Il Catania, come abbiamo detto più volte, riparte da un'altra rivoluzione tecnico-dirigenziale.
Fortunato Varrà, nuovo direttore sportivo, prova dal suo punto di vista iniziale, a cambiare, o tentare di farlo, il metodo.
In una società nel suo contesto generale invariata sembra oggettivamente impresa ardua, ma tant'è..
Meno proclami, più identità. Meno promesse roboanti, più concetti che desiderano richiamarsi al pragmatismo.
Nella sua prima conferenza stampa da direttore sportivo rossazzurro, Varrà ha evitato accuratamente di alimentare illusioni, sempre ammesso che il quadro di insieme non sia già sufficientemente chiaro, con nomi e frasi di circostanza.
Ha parlato di idee, di una filosofia diversa dal passato usando un termine ripetuto più volte: competitività.
Sarà Il nuovo mantra?
Un Catania diverso
La fotografia scattata dal nuovo diesse è piuttosto netta.
Il Catania riparte da una rosa in esubero frutto delle scelte reiteratamente errate dell'amministratore delegato, con un'età media troppo elevata accompagnata da contratti pluriennali e onerosi e con la necessità di cambiare pelle.
Il tutto dovrà accadere sotto l'egida della stessa identica società che ha causato i problemi che Varrà sarà chiamato a risolvere.
Prima bisognerà alleggerire l'organico, poi si penserà agli innesti.
Una missione tutt'altro che semplice, anche per le dinamiche di un mercato rallentato dal salary cap e dalla estrema difficoltà di piazzare gli esuberi.
«Dobbiamo intervenire tantissimo soprattutto nelle uscite prima delle entrate», ha spiegato Varrà, senza potersi sbilanciare sul numero di operazioni in programma.
Competitivi, ma senza proclami.
La domanda che tutti aspettavano è arrivata quasi subito: il Catania è stato costruito per vincere?
La risposta è stata prudente, ma il messaggio è apparso chiaro almeno nelle intenzioni del neo Ds.
Varrà ha evitato di pronunciare la parola "promozione", preferendo parlare di una squadra costruita per essere "competitiva."
La differenza è una linea linguistica sottile ma che nella sostanza separa gli oceani degli umori ambientali.
Per lui essere "competitivi" a Catania, significa inevitabilmente lottare nelle primissime posizioni.
Ma in serie C, al quarto anno di questa proprietà, non è dato giocare con le parole. Catania deve provare a partire primo e arrivare primo.
Una scelta comunicativa che probabilmente non soddisferà una piazza stanca di attendere, ma che vuole evitare promesse destinate eventualmente a trasformarsi, come già accaduto, in un boomerang (il problema è che dopo anni di delusioni il boomerang può prendere le forme di una" bomba atomica").
Ecco perché un Catania distante dal primo posto ma competitivo non appare in concreto una idea geniale.
Rivoluzione sì, ma con equilibrio, una sorta di adelante con iudicio.
"Giudizio" improvvisamente ritrovato in chi dovrà fare in modo, creare le condizioni, affinché Varrà riesca nei suoi piani.
Tra i punti più interessanti emersi c'è la volontà di abbassare sensibilmente l'età media della squadra.
Non una rivoluzione basata sull’innesto di ragazzini, bensì un riequilibrio.
L'obiettivo dichiarato è portare l'età media dai quasi 30 anni attuali a circa 25 o 26, inserendo giocatori freschi, dinamici e funzionali al calcio di Longo.
Un'identità precisa, un calcio aggressivo, dominante, nel quale il Catania dovrà essere protagonista e non spettatore.
Piena autonomia
Vedremo se poi sarà davvero così, ma un altro passaggio significativo riguarda la gestione del mercato.
Varrà ha rivendicato piena indipendenza nelle scelte tecniche, naturalmente condivise con Longo ed il rapporto con il nuovo allenatore è stato definito eccellente.
«Lo scelgo io, come la moglie», ha detto con una battuta che ha strappato qualche sorriso in sala stampa, spiegando quanto sia fondamentale la sintonia tra direttore sportivo e tecnico.
Nessuno è intoccabile
Le risposte sui singoli sono state inevitabilmente o, forse, volutamente evasive.
Da Dini a Casasola, passando per Cicerelli e Bruzzaniti, nessuna conferma definitiva.
Per Varrà non esistono incedibili.
Esistono valutazioni tecniche, opportunità di mercato e soprattutto la volontà dei calciatori.
Chi resterà dovrà farlo con convinzione: «Chi vuole rimanere a Catania deve avere lo spirito di soffrire, combattere e sopportare la pressione. Se non la sopporti, non puoi giocare a calcio», ha affermato con decisione.
Primavera e patrimonio
Interessante, almeno in teoria, anche la visione sul settore giovanile.
La Primavera entrerà sotto la diretta supervisione del direttore sportivo e lavorerà in stretta connessione con la prima squadra.
L'idea è eliminare il muro che troppo spesso separa i giovani dal professionismo, creando un percorso continuo che permetta ai talenti migliori di affacciarsi con maggiore facilità tra i grandi.
Un investimento che guarda al futuro, ma anche alla patrimonializzazione del club.
Le risposte che ancora mancano
La conferenza, però, ha messo in evidenza anche l'altra faccia della medaglia.
I giornalisti hanno incalzato il nuovo direttore sportivo sul ritardo del mercato, organizzazione del ritiro, nomi, certezze e obiettivi.
In merito al ritiro, o meglio, al raduno che si terrà inizialmente a Catania con allenamenti allo stadio Massimino, Varrà ha spiegato come molte squadre di Serie A effettueranno parte della preparazione nei propri centri sportivi.
Lo stadio comunale di Catania, tuttavia, non è un centro sportivo inteso come polifunzionale.
In sostanza molte risposte, inevitabilmente, sono rimaste sospese.
Per esempio non si è compreso dove e come la squadra, dopo gli allenamenti pomeridiani e la cena, riparerà o se i singoli saranno lasciati liberi di ritrovarsi l'indomani.
Questa sarebbe davvero una novità in assoluto, perché tra raduno e ritiro la differenza resta.
Tornando al mercato, Varrà ha ribadito più volte di voler parlare solo quando le operazioni saranno ufficiali, annunciando comunque l'imminente arrivo del primo acquisto.
La sensazione è che il nuovo direttore sportivo abbia scelto una linea comunicativa diversa rispetto al recente passato.
Poche promesse, molta cautela. Fra qualche giorno capiremo se è il suo stile o, se invece, è un modus che nasce da una necessità: quella di ridimensionare.
In ogni caso si tratta di una filosofia che potrà convincere soltanto se accompagnata dai risultati, perché a Catania le parole hanno ormai un valore relativo.
Quello che la città aspetta non è più un progetto raccontato bene. È un progetto capace di vincere.










