
E’ evidente che siamo dinanzi a nuove parole d'ordine al Catania: non promettere e non alimentare fantasie prima del tempo.
Dopo la presentazione del direttore sportivo Fortunato Varrà, anche il nuovo allenatore del Catania ha scelto la strada del pragmatismo verbale.
Emilio Longo si presenta con un'idea precisa e soprattutto con la convinzione che il cambiamento non debba passare dalle parole, ma da comportamenti concreti.
"Io devo fare, non dire". È probabilmente la frase che sintetizza meglio il suo approccio alla presentazione.
Il nuovo tecnico rossazzurro rifiuta il ruolo di chi vuole incantare la piazza e ribadisce più volte un concetto semplice: il campo parlerà per lui.
"Non devo dire, devo fare". Una posizione formalmente coerente con quella espressa ventiquattro ore prima dal direttore sportivo Varrà.
Questo ennesimo nuovo corso del Catania sembra voler mettere definitivamente da parte proclami e annunci, scegliendo invece una comunicazione fatta di lavoro, identità e responsabilità.
Le responsabilità di Longo, ma anche del vicepresidente Grella e del Ds Varrà seduti in prima fila per ascoltare le parole dell’allenatore.
Che poi come tutto questo porterà benefici in termini di risultati sarà tutto da scoprire.
È immutato allo stato il metodo di conduzione e organizzazione societaria, identico allo stesso modo quello che ha portato in rosso i numeri di bilancio e fallito l'obiettivo assegnato nonostante i corposi investimenti della proprietà.
Gli uomini all'interno della società dovrebbero essere i primi ad essere il nuovo credo dell'area tecnico sportiva e fare da supporto funzionale.
Cosa non accaduta, anzi l'esatto contrario, negli anni precedenti.
Ma torniamo al punto tecnico: Longo è stato chiarissimo.
Vuole una squadra che domini gli avversari attraverso il gioco, capace di palleggiare, scegliere quando accelerare e quando gestire il possesso, aggredire immediatamente la perdita del pallone e recuperarlo nella metà campo avversaria. Una squadra coraggiosa.
Non si tratta di un'ossessione tattica, perché, come ha sottolineato più volte, non sono i moduli a vincere le partite. Contano i principi.
"Umiltà, ambizione, lealtà, cura e coraggio". Sono queste le cinque parole che dovranno diventare il manifesto del suo Catania.
Degno di nota anche il modo con cui Longo ha affrontato inevitabilmente il confronto con Mimmo Toscano.
Lo ha fatto con parole di grande stima nei confronti del predecessore, sottolineando come nel calcio possano convivere filosofie differenti senza che una debba necessariamente sminuire l'altra.
Una scelta di eleganza che evita inutili contrapposizioni e che lascia intendere come il nuovo allenatore voglia costruire il proprio percorso senza cancellare quello di chi lo ha preceduto.
Certo che l'esperienza proprio di Toscano dovrà essere lo spunto per evitare gli strafalcioni generali, in campo e soprattutto fuori dal rettangolo di gioco della passata stagione, a partire da gennaio, che sono costati la promozione diretta.
Sulle questioni di mercato Longo ha scelto la prudenza.
Nessuna lista di bocciati, nessun giudizio preventivo.
Per almeno dieci, quindici giorni tutti avranno la possibilità di dimostrare di poter far parte del progetto tecnico: solo dopo arriveranno le valutazioni definitive, sempre condivise con Varrà e con la società.
Anche perché il cambio di sistema potrebbe inevitabilmente modificare gli equilibri dell'attuale organico, a partire dalla linea difensiva destinata a passare da tre a quattro uomini.
Decisamente più aziendalista, invece, la risposta sulle dispute relative al ritiro estivo.
Per Longo allenarsi per due settimane al Massimino non rappresenta un limite, ma un privilegio.
Il caldo, secondo il tecnico, sarà un alleato perché lo stesso clima accompagnerà il Catania anche nelle prime giornate di campionato e soprattutto la struttura messa a disposizione dal club gli consente di lavorare nelle migliori condizioni possibili.
Glielo concediamo, ma solo perché è assai difficile che un allenatore alla prima uscita critichi le scelte societarie.
Assai inusuali nella più benevola interpretazione.
Scontate, ma per questioni oggettive, anche le parole su Torre del Grifo.
Longo lo ha definito qualcosa di "meraviglioso", una struttura che non ha paragoni con la categoria e che potrebbe competere persino con realtà di livello superiore.
Per un allenatore che fonda tutto sul lavoro quotidiano, rappresenta molto più di un dettaglio ed è uno degli elementi che lo hanno convinto a scegliere Catania.
C’è poi un altro capitolo, quello della pressione della piazza.
"Me la sono cercata", ha detto Longo spiegando come non tema le aspettative, anzi, le rivendica.
Ha spiegato di aver scelto Catania proprio perché voleva confrontarsi con una piazza che pretende di vincere, lasciando intendere di aver rinunciato ad altre (2 o 3 proposte) opportunità per misurarsi con una responsabilità diversa.
Se Varrà aveva inaugurato il nuovo corso parlando di competitività, Longo gli ha dato una forma tecnica che si palesa in alcuni termini chiave: identità, coraggio, lavoro, disponibilità.
Sono concetti ripetuti quasi ossessivamente durante tutta la conferenza.
Adesso, però, per il tecnico arriva la parte più complicata: trasformare i concetti in una identità di gioco chiara e precisa.
Perché il Catania degli ultimi anni ha cambiato dirigenti dell'area tecnica, allenatori e progetti con una frequenza quasi disarmante e ogni rivoluzione è sempre partita da ottime intenzioni.
Ciò che invece è rimasta immutata e inalterata è la struttura portante all'interno della società con professionisti che non hanno mostrato sintonia con prospettive di crescita all’altezza di un ramo d'azienda moderno quale oggi deve essere una società di calcio.
Questo rimane un limite cui già in passato si sono infrante tutte le belle parole.
Questa volta, almeno nelle dichiarazioni, si prova a percorrere una strada diversa.
Meno effetti speciali e più metodo.
Sarà il campo, come ha chiesto lo stesso Longo, a stabilire se questa sarà finalmente la volta buona.
Per esserlo aspettiamo, non possiamo fare altro, che la società crei le premesse per vincere, risolvendo limiti e problemi da essa stessa creati.











