
Palermo è la migliore dell’Isola, ma soltanto al 74° posto. Catania segue al 77°, mentre Agrigento e Caltanissetta precipitano in fondo alla graduatoria nazionale
La Sicilia resta lontanissima dai territori che guidano lo sport italiano.
È questa la fotografia, impietosa, restituita dall’Indice di sportività 2026 elaborato da Pts e pubblicato dal Sole 24 Ore, una classifica costruita attraverso 32 indicatori suddivisi in quattro grandi aree: struttura sportiva, sport di squadra, discipline individuali e rapporto tra sport e società.
Il primo dato salta subito agli occhi.
Nessuna delle nove province siciliane riesce a entrare nelle prime settanta posizioni nazionali.
La migliore è Palermo, appena 74ª con 171,6 punti.
Seguono Catania al 77° posto con 163,4 e Siracusa al 78° con 158.
Tre territori racchiusi in appena cinque posizioni, ma tutti confinati nella parte bassa della graduatoria italiana.
Il confronto con il resto del Paese è pesantissimo.
Milano, prima in classifica, raggiunge i 1.000 punti, davanti a Trento con 994,4 e Bolzano con 704,8.
Il punteggio di Palermo, dunque, è inferiore a un quinto di quello della provincia capolista.
Persino il confronto con il Centro Italia appare proibitivo: Perugia, prima provincia non settentrionale, è 14ª con 465,2 punti.
Più indietro troviamo Trapani, 83ª con 141,9 punti, quindi Ragusa all’88° posto con 124,7.
Messina è soltanto 99ª con 100,9 punti, appena davanti a Enna, 101ª con 85,7.
Chiudono Caltanissetta, 105ª con 81,9 punti, e Agrigento, penultima in Italia, 106ª con 78,3.
Soltanto Crotone, tra le province considerate, ottiene un risultato peggiore.
Non si tratta, quindi, di una difficoltà circoscritta a un singolo territorio.
L’intera Sicilia occupa la seconda metà della classifica, con ben quattro province nelle ultime nove posizioni nazionali.
Un divario strutturale che riguarda impianti, investimenti, diffusione delle società, pratica sportiva e capacità di trasformare l’attività agonistica in un sistema stabile.
In questo quadro così negativo emerge però un dato in controtendenza.
Guardando all’andamento delle venti edizioni dell’indice, Catania risulta seconda in Italia, alle spalle di Trieste, per la presenza di atleti tesserati in rapporto alla popolazione.
È la conferma di una passione diffusa e di un movimento che, nonostante le difficoltà, continua a produrre praticanti, società e talenti.
Proprio qui si trova il paradosso siciliano.
L’Isola possiede una base sportiva viva, alimentata spesso dal lavoro delle associazioni e dal sacrificio delle famiglie, ma non riesce a trasformarla in risultati complessivi paragonabili a quelli del resto d’Italia.
Mancano strutture adeguate, programmazione, continuità negli investimenti e una visione capace di mettere in rete scuole, federazioni, società ed enti locali.
Il Nord corre, la Sicilia arranca.
La classifica del 2026 non lascia spazio alle interpretazioni: mentre Milano si presenta come capitale nazionale dello sport, nell’Isola persino la provincia migliore non riesce ad avvicinarsi alla parte centrale della graduatoria.
La passione c’è, quello che continua a mancare è il sistema.










