
Allenatore e direttore sportivo sono stati scelti, la rosa viene alleggerita, ma le reali intenzioni della società restano poco chiare. Il problema dello scorso anno era soprattutto il centrocampo: quali risposte sono arrivate finora?
Emilio Longo è stato scelto. Fortunato Varrà è stato scelto. Il nuovo progetto tecnico ha quindi un allenatore e un direttore sportivo.
Non si può più dire che bisogna aspettare per capire quale squadra costruire. Le persone chiamate a decidere ci sono, conoscono il campionato e dovrebbero sapere quali giocatori servono al nuovo Catania.
Finora, però, il mercato rossazzurro si è fatto notare soprattutto per le partenze.
Sfoltire la rosa era necessario. I calciatori sotto contratto erano troppi, alcuni non rientravano più nel progetto e il monte ingaggi doveva essere ridotto. Nessuno pretende che la società trattenga giocatori inutili soltanto per avere una rosa più numerosa.
Ma liberarsi degli esuberi non significa avere costruito una squadra.
Sono già partiti, tra gli altri, Casasola, Frisenna, Miceli, Chiarella e Cargnelutti. Miceli e Cargnelutti erano arrivati soltanto nel mercato di gennaio e hanno già lasciato Catania.
Cambiare idea non è uno scandalo. Ma quando giocatori acquistati pochi mesi prima vengono subito accompagnati alla porta, significa che qualcosa nella precedente programmazione non ha funzionato.
Ed è proprio da qui che bisogna ripartire: dagli errori commessi.
Non per trovare a tutti i costi dei colpevoli, ma per evitare di ripetere le stesse scelte. Il mercato di gennaio avrebbe dovuto completare una squadra già competitiva. Arrivarono cinque giocatori, ma non il centrocampista capace di dare qualità, geometrie e personalità alla manovra.
Il problema era già evidente: un centrocampo con forza fisica e capacità di recuperare il pallone, ma con poca qualità nella costruzione del gioco e poca capacità di controllare le partite.
È stato uno dei limiti principali dello scorso campionato. Quando le gare diventavano complicate, il Catania faticava a cambiare ritmo, a trovare soluzioni e a prendere il comando del gioco. Troppo spesso si affidava alle iniziative individuali, alle palle inattive o alla forza dei singoli, invece di mostrare una manovra chiara e riconoscibile.
La domanda, quindi, è semplice: che cosa è stato fatto finora per risolvere questo problema?
L’arrivo di Luca Mihai è un primo intervento a centrocampo. È un giocatore giovane, con esperienza tra i professionisti e margini di crescita. Potrebbe rivelarsi una buona operazione.
Ma pensare che un solo nuovo giocatore possa risolvere una carenza così importante sarebbe ingiusto nei suoi confronti e poco realistico per la squadra.
Il centrocampo non ha bisogno soltanto di nuovi elementi. Ha bisogno delle pedine giuste: un giocatore capace di impostare, uno in grado di inserirsi, personalità, intensità e alternative vere.
Non basta sostituire chi parte. Bisogna migliorare ciò che non ha funzionato.
La società sembra avere scelto una linea basata sulla riduzione dei costi e sulla costruzione di una rosa più giovane e sostenibile. È una strategia legittima. Gestire i conti con equilibrio è un dovere.
Ma la sostenibilità non può diventare una parola comoda dietro cui nascondere un ridimensionamento mai dichiarato.
Il Catania vuole davvero provare a vincere il campionato oppure vuole semplicemente disputare una stagione dignitosa, spendendo meno?
Non è una domanda provocatoria. È la domanda che la piazza ha il diritto di fare.
I tifosi possono accettare qualsiasi progetto, anche graduale, purché venga spiegato con chiarezza. Quello che diventa difficile accettare è sentire parlare di grandi ambizioni mentre il mercato sembra concentrato soprattutto sulle cessioni, sul risparmio e sulle occasioni da aspettare.
La frase “il mercato è ancora lungo” comincia a diventare pericolosa.
È vero, il mercato non è finito. Ma la preparazione è già iniziata. L’allenatore deve lavorare con i giocatori che affronteranno la stagione, non con quelli destinati a partire o con una squadra provvisoria in attesa degli ultimi giorni di agosto.
Comprare tardi non significa necessariamente comprare meglio. Spesso significa scegliere tra i giocatori rimasti disponibili, adattarsi alle occasioni e presentare come prime scelte calciatori che, qualche settimana prima, erano soltanto alternative.
Il Catania ha già vissuto troppe volte il mercato dell’ultimo momento: giocatori arrivati senza preparazione, condizioni fisiche da verificare ed equilibri da costruire quando il campionato è già cominciato.
Questa volta non basta completare la rosa. Bisogna costruirla bene.
Longo deve ricevere in tempi ragionevoli un gruppo adatto alle sue idee. Varrà deve dimostrare che le cessioni non servono soltanto a risparmiare, ma rappresentano il primo passo di una vera ricostruzione.
La società, soprattutto, deve far capire con i fatti quali sono le proprie ambizioni.
Perché vendere è relativamente semplice. Il difficile è sostituire chi parte con qualcuno di più utile, più forte e più adatto al progetto.
La città non pretende grandi nomi né spese fuori controllo. Pretende competenza, chiarezza e una squadra costruita per competere davvero. Non vuole giocatori acquistati soltanto per riempire una casella, ma uomini scelti perché servono davvero.
Il tempo dell’attesa sta finendo.
Adesso non servono altre promesse, altre indiscrezioni o altri nomi destinati a sparire dopo pochi giorni. Serve un centrocampo all’altezza, una rosa equilibrata e scelte capaci di far capire dove il Catania vuole arrivare.
Altrimenti bisogna avere il coraggio di dire la verità.
Dire che si vuole risparmiare. Dire che l’obiettivo è stato ridimensionato. Dire che la promozione non è una priorità immediata.
Sarebbe doloroso, ma almeno sarebbe onesto.
Perché il mercato non serve soltanto a comprare e vendere giocatori.
Il mercato rivela le vere intenzioni di una società.
E quello del Catania, molto presto, dovrà smettere di creare dubbi e cominciare finalmente a dare risposte.










