
Si ringrazia Davide De Maida per la gentile concessione di questo scatto
E’ la prima, è calcio d’agosto, il mercato è ancora apertissimo: ma è sempre campo ed il suo giudizio a consegnare le prime valutazioni.
Inevitabile siano per quanto provvisorie, negative.
A prescindere dal risultato finale è così che appare giusto presentare l’esordio in campionato del Catania di Longo contro l’Under 23 dell’Inter, una sconfitta per 2 a 1 che riporta tutti all'amara realtà della serie C, affrontata con la solita superficiale impreparazione della società.
A meno che qualcuno voglia credere che il problema sia l'allenatore ed iniziare il tiro al piattello sullo stesso come accadde per Toscano.
Un modo come un altro, tutto in salsa catanese, di manlevare l'amministratore delegato dalle sue precise responsabilità gestorie.
Responsabilità che non vuol vedere solo chi per tornaconto o altro, facilmente intuibile, si volta puntualmente dall'altra parte.
La scelte
E’ un Catania rinnovato, molto rinnovato quello che scende in campo al Massimino: rinnovato in porta dove c’è Rinaldi, in difesa (due elementi nuovi) e in avanti con Cicerelli e Liguori a supporto di Leonardi, in attesa del bomber Massimo Coda.
Tutti" vecchi" in un centrocampo le cui chiavi Longo ha affidato a Jimenez, anche a costo di subire qualche ripartenza.
La squadra è apparsa indebolita in difesa, lacunosa a metà campo e da rivedere in avanti.
Ma qui siamo certi che sarà migliorata, dovrà esserlo a partire dal ruolo dei terzini destro e sinistro a meno che prenotare una stagione di sofferenza.
La partita
Grande occasione per Liguori in avvio, dopo una splendida azione personale di Leonardi; sugli sviluppi di un angolo, poi, l’uscita azzardata del portiere interista regala un’altra possibilità ai rossazzurri che però sprecano.
E’ un buon Catania quello dei primi minuti, un Catania abile a ripartire velocemente ad ogni errore degli interisti: rossazzurri aggressivi nei contrasti e decisamente meno cauti rispetto alla passata stagione.
Caldo e gambe ancora pesanti, però, si fanno sentire e il Catania va avanti a folate, legate per lo più alle giocate di Cicerelli (questa volta in continuità con la scorsa stagione).
Si vede anche l’Inter dinanzi ad una difesa rossazzurra ancora da calibrare, ma è il centrocampo che sembra l’anello debole del Catania, con Jimenez che fatica a trovare una dimensione.
Clamorosa l’occasione di Lavelli nel finale del tempo: Donnarumma si immola e salva un gol che però è solo rimandato.
Calcio d’angolo e colpo di testa vincente di Maye che porta avanti i giovani nerazzurri.
Il Catania sbanda e l’Inter rischia di raddoppiare, ma Re Cecconi spreca un calcio di rigore in corsa.
L’inter però chiama il check per un possibile calcio di rigore non visto dall’arbitro: revisione lunghissima che finisce con l’assegnazione del penalty agli ospiti per fallo di Jimenez su Lavelli.
Dal dischetto Mosconi batte Rinaldi e fa 2 a 0.
Per il Catania è già notte fonda.
Nel secondo tempo Raimo, Bruzzaniti e soprattutto Russo in avanti provano a dare linfa alle speranze di rimonta.
Ed in effetti Flavio Russo, il catanese doc, con un bel colpo di testa riaccende le speranze di agguantare almeno il pari.
L'Inter dei giovani tiene duro di fronte agli sterili e sempre più affannati assalti rossazzurri.
In un paio di occasioni il Catania rischia di beccare il terzo gol, graziato solo dalla imprecisione degli avversari.
Il Catania finisce sulle gambe denotando ancora una precaria condizione fisica.
Si chiude con una chiamata per parte di presunti calci di rigore ma l'arbitro, stavolta, mantiene la valutazione originaria.
Finisce già col Massimino espugnato ed una squadra che denota preoccupanti lacune dietro e a meta campo da colmare in qualche modo.
Non è tempo di valutazioni definitive tuttavia: bisogna lavorare con pazienza e serietà.
Le riserve restano tutte in capo alla società e soprattutto verso chi in questo ambiente continua ad osservare le cose del campo come unica causa generatrice dei risultati.
Non è così a Catania.
Non è così ovunque.
L'acquisto, il primo da compiere sarebbe stato quello della competenza e del ringiovanimento all'interno degli uffici di piazza Spedini.
Ma sappiamo già che a Catania questo discorso è strada che non porta da nessuna parte ormai da decenni.
E non è affatto un caso che non si trovi, dallo stesso periodo, la strada per lasciare la serie C.










