
Incommentabile.
E’ l’unico termine che aiuta a descrivere quanto visto al Massimino ieri sera.
Il Catania perde la quarta partita di fila (tra campionato e coppa), esce dalla Coppa Italia, ma soprattutto subisce un umiliante 3 a 0 in casa da una neopromossa come il Savoia (in cui figurano il catanese Davide Mignemi come Ds, l’ex Velotto tra i dirigenti e l’ex Bethers).
E’ giusto dire che si tratta ancora di un Catania “work in progress”, che gli ultimi arrivati non erano ancora a disposizione; ma è anche doveroso sottolineare come da quelli in campo si è visto davvero troppo poco anzi nulla.
Il peggiore Catania sceso in campo negli ultimi anni.
Una squadra confusa, senza identità, sulle ginocchia, volontà alcuna volta a sopperire una condizione atletica improponibile come l'avere iniziato la preparazione sotto il sole cocente e l'afa di luglio, inguardabile in difesa e imprecisa in avanti: una squadra senza equilibrio e l’equilibrio, si sa, lo deve dare il centrocampo.
Questo ha detto il campo, impietosamente: perché è di campo che vogliamo parlare.
Anche perché pensare che l’extra possa influire così tanto sulle prestazioni di giocatori professionisti, ci rabbrividisce più del risultato.
Osservare qualche dirigente degli ultimi 20 anni, presente in tutte le sciagure del calcio a Catania, continuare imperterrito ad essere in prima fila accanto alla squadra, sedendo in panchina, è una immagine che esprime da sola ciò che poi il campo racconta inesorabilmente.
LA PARTITA.
Non è la priorità, ma lo poteva diventare, quindi la Coppa Italia non va sottovalutata e le scelte di Longo lo dimostrano.
In campo i migliori a disposizione o quasi, con la novità Bruzzaniti sulla linea mediana, sostanzialmente nel posto che il tecnico aveva pensato per Jimenez, ceduto allo Spezia.
In panchina si vede per la prima volta Coda, mentre tutti i nuovi acquisti dell’ultimo giorno non sono ancora insieme al gruppo.
Note di colore: una buona cornice di pubblico grazie anche al biglietto a 2 euro e la presenza in tribuna prima della gara di una protagonista della fortunata trasmissione televisiva “Temptation Island”, la catanese Sabrina.
Dopo la divagazione torniamo al calcio.
Di calcio, però, nei primi 10 minuti non succede nulla, finchè Tumbarello (arrivato ieri sera a Torre Annunziata) non inventa un gol da cineteca ricordando, con le dovute proporzioni, la rete di Van Basten agli europei del 1988.
Un gol da posizione impossibile che merita solo applausi.
Il Catania risponde subito: colpo di testa di Perrotta respinto dal portiere ospite.
Stesso finale anche per il tentativo di Flavio Russo.
Il Catania ci prova, il Savoia invece segna: follia a centrocampo dei rossazzurri e pallone che arriva a Nepi.
L’attaccante tutto solo davanti a Dini lo batte con un pregevole pallonetto.
2 a 0 e, dopo appena 20 minuti, notte fonda per il Catania.
Il Catania sbanda terribilmente e ogni ripartenza del Savoia è un pericolo: Alfieri su punizione colpisce la traversa.
I rossazzurri ci mettono un po’ per rimettersi in piedi: ci prova Corbari, ma è impreciso.
Stessa sorte per la conclusione dalla distanza di Bruzzaniti (totalmente avulso al gioco fino a quel momento).
Finisce il primo tempo e il Massimino, impietosamente, fischia.
In avvio di ripresa Longo mette Massimo Coda, al suo esordio in rossazzurro, al posto di uno spento Lunetta.
Basta poco per capire che tipo di giocatore sia, ma da solo non può certo fare miracoli perché il problema del Catania è altrove e forse non è nemmeno nel campo.
E infatti quando il Savoia parte buca la difesa: Scotti si invola verso la porta di Dini,
Quaini lo ferma e l’arbitro assegna il rigore che Nepi realizza.
3 a 0 e partita praticamente finita.
Entrano Catania, Raimo e Donnarumma al posto di Bruzzaniti, Masciangelo e Pagliai.
Ci prova Cicerelli su punizione impegnando il portiere, ma è solo un fuoco di paglia: il Catania non c’è.
Per il resto non c’è nulla da raccontare se non i cori di protesta delle curve e la richiesta di “fare gol” rivolta al vicepresidente Grella (anche questa è una novità).
Non rimane che sperare in un miracolo o in una magia: di Pelligra, che arriverà sabato, ma soprattutto dei nuovi acquisti.
Senza nulla togliere ai meriti di un buon Savoia, se questo è il Catania, c'è davvero molto da preoccuparsi per il proseguimento della stagione, ancora lunghissima.
E' chiaro che c'è più di qualcosa che non va che si deve ricercare oltre il campo: difficile pensare che giocatori come Cicerelli (solo per fare un esempio) siano improvvisamente diventati dei brocchi.
Ma questa è storia trita ritrita: penosa e irrispettosa per quei 12 mila che, anche quest'anno, hanno sottoscritto l'abbonamento, solo per amore.
Un amore non ripagato se non attualmente dal solito silenzio di chi dovrebbe sentire in pieno l'obbligo professionale di assumersi esplicitamente la responsabilità della peggiore gestione del calcio a Catania dai tempi di Pablo Cosentino.










