
Il mercato è finito, il tempo delle risposte sul campo è già arrivato.
Il Catania si avvicina alla sfida di lunedì sera contro il Cosenza, al Massimino, con la necessità di cambiare passo dopo due sconfitte consecutive in campionato e l’eliminazione dalla Coppa Italia di Serie C.
Nella conferenza stampa di bilancio della sessione estiva, il direttore sportivo Varrà rivendica il lavoro svolto, conferma la fiducia a Longo e richiama la squadra alle proprie responsabilità.
«Ci dobbiamo dare una sveglia perché siamo a Catania», il messaggio più netto del dirigente.
La comprensibile fase di assestamento di un organico profondamente rinnovato deve convivere con l’urgenza della classifica: «Abbiamo bisogno di risultati, dobbiamo cercare di fare tutto il possibile».
Anche attraverso il pragmatismo, parola che torna più volte nelle risposte del direttore.
La linea tecnica resta quella scelta in estate.
Varrà ribadisce la piena fiducia nell’allenatore e spiega le difficoltà di una squadra che sta cambiando abitudini: diversi interpreti erano abituati a difendere bassi e ripartire, mentre adesso vengono chiamati ad alzarsi, aggredire e affrontare situazioni differenti.
Un passaggio ancora incompleto, che richiede soprattutto equilibrio: «Noi dobbiamo trovare la compattezza di squadra, la compattezza tra i reparti», sottolinea il ds.
Nessuna intenzione di rinnegare la filosofia di Longo, dunque, ma la richiesta di adattarla alle necessità del momento perché un risultato positivo aiuterebbe anche a lavorare con maggiore serenità.
Il richiamo più forte riguarda l’atteggiamento e il rapporto con il pubblico.
Varrà considera legittima la delusione dei tifosi e respinge l’idea che il Massimino possa diventare un ostacolo emotivo: «Giocare a Catania per me è un lusso».
Il sostegno della piazza, ricorda, si è manifestato già con gli abbonamenti e con le presenze sugli spalti, adesso tocca alla squadra restituire qualcosa.
«I fischi del pubblico li accettiamo perché sono giusti», afferma.
La tifoseria chiede impegno e una prestazione all’altezza, aspetti sui quali il direttore non concede attenuanti: «Quello che possiamo garantire è la prestazione».
E ancora: «La maglia del Catania pesa ma può essere anche una piuma», dipende da come viene interpretata.
Spazio anche alle rassicurazioni ricevute dalla società dopo le difficoltà estive legate alla fideiussione.
Varrà racconta di essere rimasto concentrato sul mercato e di avere mantenuto un confronto quotidiano con l’amministratore: «Ho avuto tutte le rassicurazioni che viviamo in un momento tranquillo».
Il dirigente ringrazia inoltre la società e Grella per il supporto e per avergli consentito di lavorare serenamente, all’interno di un budget e di una linea condivisa.
A pesare, adesso, sono soprattutto i risultati: «Non ci stanno dando una mano».
Sul mercato, il bilancio resta positivo: diciannove operazioni in entrata e diciotto in uscita, con l’obiettivo di abbassare monte ingaggi ed età media mantenendo una rosa competitiva.
Varrà insiste sulla condivisione delle scelte con società e allenatore: «Io non sono per i giocatori che mi piacciono, io sono per i giocatori funzionali».
Ammette che avrebbe voluto intervenire ulteriormente in qualche ruolo, ma difende il gruppo costruito e rimanda al campo ogni giudizio definitivo.
Sul fronte della lista, Varrà chiarisce la posizione di Raimo, che resta fuori, distinguendola da quella di Di Marco, fermato dall’infortunio: «Io Di Marco non lo considero un fuori lista».
Il direttore indica in Vallocchia il giocatore arrivato per sostituirlo e rivendica il lavoro di riduzione dell’organico: partire da 32-33 contratti e chiudere una lista di 24 elementi con un solo escluso rappresenta, nella sua valutazione, un risultato importante.
Quanto alle cessioni, il direttore riserva parole di apprezzamento a Francesco Di Tacchio, informato fin dall’inizio di essere fuori dal progetto: «È stato un professionista serio, mi ha dato tanto sotto tutti i punti di vista».
Varrà riporta anche la risposta del centrocampista: «Direttore, io finché sono qua ti darò tutto». Un impegno che, sottolinea, il giocatore ha rispettato fino alla partenza.
Diversa la ricostruzione dell’uscita di Jiménez. Il ds spiega che il calciatore non era inizialmente in uscita e che l’operazione è nata nell’ultimo giorno di mercato, dopo una telefonata del direttore Angelozzi per sondare la possibilità di un prestito. «Ho parlato con il ragazzo, mi ha dato l’ok e io l’ho fatto».
Una scelta coerente con il criterio ribadito durante la conferenza: nessuno è incedibile e la volontà dei giocatori conta.
Chi rimane, però, deve garantire il massimo.
Non manca un passaggio sulle indiscrezioni di mercato, in particolare quelle riguardanti Di Gennaro, considerate dal dirigente fonte di inquietudine nello spogliatoio.
Una presa di posizione accompagnata, però, da una precisazione: «Le responsabilità sono nostre» e su questo siamo perfettamente d’accordo.
Il momento negativo resta un problema che il Catania deve risolvere dall’interno.
La prima occasione sarà lunedì sera contro il Cosenza: al Massimino serviranno compattezza, personalità e una risposta concreta.
Varrà non promette la vittoria del campionato, ma ribadisce di avere costruito una squadra competitiva. Ora i rossazzurri devono cominciare a dimostrarlo.
Ciò che Varrà non poteva dire riguarda la società e la sua forza nell'accompagnare un progetto sportivo, gestirlo fuori dal campo, tutelare gli interpreti in campo, mettendoci la faccia ed usando l'ombrello dell'assunzione chiara e diretta di responsabilità nei momenti più difficili.
Solo risultati in campo potranno aiutare il Ds e l'allenatore ad evitare la fine dei loro più illustri predecessori.










