
Tre volti nuovi, caratteristiche diverse e un obiettivo comune: aiutare il Catania a trasformare le ambizioni in risultati.
Nicolò Cavuoti, Emanuele Torrasi e Andrea Vallocchia si presentano alla stampa in un clima riacceso dal poker al Cosenza.
Un successo che ha restituito entusiasmo, ma che per i nuovi centrocampisti rossazzurri rappresenta soltanto un primo passo.
Il filo conduttore delle loro parole è chiaro: disponibilità al sacrificio, fiducia nelle idee di Emilio Longo e consapevolezza di quanto lavoro ci sia ancora da fare.
Vallocchia: «La mia parola l’avevo data»
Per Andrea Vallocchia l’approdo ai piedi dell’Etna chiude un’attesa vissuta con una scelta già in testa.
«La mia parola l’avevo data ed ero rimasto a disposizione», spiega il centrocampista, che avrebbe voluto raggiungere prima i compagni per anticipare l’inserimento nel gruppo.
Ad accoglierlo ha trovato uno spogliatoio solido e diversi volti conosciuti.
Tra questi Aloi, particolarmente insistente nel convincerlo a raggiungere Catania: «Ci sentivamo spesso e lui mi diceva: vieni».
Rapporti che hanno accompagnato una volontà già precisa e che possono agevolare l’integrazione.
Sul campo, Vallocchia porta corsa, generosità e duttilità.
Nasce mezzala, ma nelle ultime stagioni ha lavorato anche in un centrocampo a due.
Ama garantire equilibrio quando la squadra si sbilancia, senza rinunciare alla conclusione dalla distanza. La condizione va ancora completata: «Non posso dirti che ho i 90 minuti nelle gambe».
La fiducia, però, non manca.
E il 4-0? Un’iniezione di positività, senza perdere di vista il percorso: «C’è tanta strada da fare». Il messaggio è quello ribadito da Longo: restare fedeli ai propri principi, senza lasciarsi condizionare dagli alti e bassi dei risultati.
Cavuoti: «L’importante è la squadra»
Per Nicolò Cavuoti, Catania significa soprattutto l’occasione di trovare spazio e continuità dopo una stagione in cui ha giocato poco.
La fiducia immediata dell’allenatore ha avuto un peso importante: «Mi ha dato subito l’opportunità di giocare. Mi ha creato grande entusiasmo».
Contro il Cosenza, Longo gli ha chiesto di muoversi alle spalle dei centrocampisti avversari, cercare lo spazio e puntare la linea difensiva.
Una libertà di movimento che si accompagna alla disponibilità a rincorrere e aiutare i compagni: «L’importante è la squadra, se posso dare una mano va bene così».
Il primo impatto con il Massimino gli ha lasciato soprattutto un’immagine: gli applausi al momento dell’uscita dal campo: «Sono stato non contento, di più», racconta, colpito dal sostegno della tifoseria.
Sul futuro mantiene i piedi per terra. Arrivato in prestito con diritto di riscatto, sa che la permanenza passa dal rendimento: prima bisogna disputare una grande stagione, poi arriveranno le valutazioni della società.
Torrasi: «Sulla carta una cosa, sul campo un’altra»
Emanuele Torrasi mette subito a fuoco il punto: la qualità della rosa deve diventare determinazione nelle partite. «Sulla carta una cosa, sul campo un’altra».
Nel girone C serviranno fame, attenzione e capacità di lottare, oltre alle qualità tecniche.
Rispetto alla gara con il Savoia, nel successo sul Cosenza ha visto maggiore cattiveria nel cercare il risultato e la voglia di imporsi davanti ai propri tifosi. Restano aspetti da correggere, ma anche punti di forza sui quali insistere.
Reduce dall’esperienza in Serie B con la Juve Stabia, Torrasi non ha avuto molte esitazioni davanti alla possibilità di vestire il rossazzurro.
Scendere di categoria, in questo caso, significa accettare una sfida con un traguardo preciso: «Riconquistare una categoria superiore. È inutile nasconderci, ovviamente quello è l’obiettivo per tutti».
Per provarci mette a disposizione pulizia nella gestione del pallone, capacità di far ripartire l’azione e intelligenza tattica.
Il Catania riparte anche da qui: tre nuovi interpreti in mezzo al campo e la necessità di dare continuità alla risposta arrivata contro il Cosenza.










