
Il Catania riparte dal poker al Cosenza, ma Emilio Longo non vuole fermarsi agli applausi.
Oggi al Massimino, contro la Scafatese, i rossazzurri cercano continuità dopo il 4-0 di lunedì: nel risultato, certamente, ma anche nell’atteggiamento e nella disponibilità al sacrificio.
È questo il messaggio che il tecnico consegna alla vigilia, chiedendo alla squadra di trasformare una prestazione convincente in una base sulla quale costruire: «Lo step che dobbiamo fare adesso è dare continuità a quello che abbiamo visto in campo nell’ultima partita e a sprazzi nelle precedenti», spiega Longo.
Tre gare non bastano per consolidare un’identità tattica.
Servono tempo e lavoro, da accompagnare però con quelle risposte che il Catania ha già mostrato contro il Cosenza, soprattutto quando il pallone è tra i piedi degli avversari: attenzione, umiltà e capacità di reagire alla perdita del possesso.
Scafatese, vietato fidarsi
L’etichetta di neopromossa non tranquillizza l’allenatore rossazzurro.
Longo descrive la Scafatese come una squadra ben costruita, con qualità e interpreti capaci di creare problemi.
Emmausso, in particolare, può muoversi senza dare riferimenti, ma l’attenzione dovrà riguardare l’intero collettivo: «In questo girone non ci sono partite da considerare facili», avverte.
Per limitarne le iniziative serviranno compattezza, linee strette e una corretta copertura degli spazi.
Una responsabilità che coinvolge tutta la squadra, insieme alla pressione di una piazza che pretende risultati.
Longo la considera parte del percorso: «Dobbiamo essere bravi a far sì che questo tipo di pressione diventi invece una qualità per poter fare sempre meglio».
Pagliai si ferma, Longo ridisegna la difesa
A complicare le scelte c’è l’infortunio di Gabriele Pagliai, costretto a uscire durante la gara con il Cosenza.
Il Catania ha comunicato che il calciatore ha riportato una lesione di secondo grado del legamento collaterale del ginocchio destro, senza indicare i tempi di recupero. Il club ha inoltre reso noto che Tommaso Di Marco si è sottoposto nei giorni scorsi a un intervento per la ricostruzione del legamento crociato anteriore del ginocchio destro, perfettamente riuscito.
Per la corsia destra Longo valuta l’impiego di Mario Ierardi, già utilizzato in quella posizione nel finale contro il Cosenza.
Un’eventuale conferma comporterebbe un’interpretazione più prudente del ruolo, con compiti di sostegno e la possibilità di costruire con una linea a tre.
In questo scenario, Quaini potrebbe arretrare al centro della difesa.
Restano da monitorare anche gli altri recuperi.
Per Cabianca il tecnico prospetta un ritorno stabile in gruppo dalla prossima settimana e, indicativamente, la possibilità di ritrovare una condizione da titolare nell’arco di quindici giorni.
Di Gennaro si avvicina a tornare un’opzione, mentre Allegretto è ancora condizionato dalla frattura composta di due dita della mano, nonostante il tutore predisposto dallo staff medico. Caligara lavora per ritrovare la condizione.
Le idee prima del modulo
Le disponibilità orienteranno le scelte, ma Longo non pone vincoli al sistema di gioco: «Non sono venuto con il pregiudizio del sistema di gioco, sono venuto con la certezza delle idee di gioco», chiarisce.
L’obiettivo è mettere i calciatori nelle condizioni migliori per incidere, mantenendo riconoscibile la squadra: saper gestire il possesso, capire quando verticalizzare e muoversi per offrire soluzioni al compagno.
A centrocampo, nell’eventualità di un arretramento di Quaini, ci sono le opzioni Vallocchia e Corbari, apprezzato per l’equilibrio mostrato al suo ingresso contro il Cosenza.
Davanti, l’esperienza di Coda può aiutare la crescita di Russo e degli altri attaccanti.
Parole positive anche per Insigne, del quale Longo sottolinea qualità e capacità di inserirsi nello spogliatoio, ma il tecnico allarga il riconoscimento a chi ha costruito le basi del gruppo: «Non ci sono i nuovi, non ci sono i vecchi, c’è il Catania».
«Un sogno condiviso con la città»
Il successo di lunedì ha restituito fiducia, senza cancellare gli aspetti da correggere.
Tra questi, lo sfruttamento dei calci piazzati: i tanti angoli conquistati devono diventare un’arma più produttiva.
Longo chiede equilibrio e guarda alla sfida con la Scafatese come al prossimo passaggio di un percorso nel quale si sente pienamente coinvolto:«Essere arrivato a Catania per me è la realizzazione di un sogno», racconta.
Un’ambizione che vuole far coincidere con quella della piazza: «Un sogno condiviso con la città per fare qualcosa di straordinario».










