
Più scuro di mezzanotte non si può fare: traduzione letterale e poco convincente di un vecchio proverbio siciliano che sembra rappresentare nel modo più elementare il momento del Catania.
Peccato che a Catania, è storia di questi ultimi anni, al peggio non sembra esserci fine.
Cambiano interpreti, i figuranti, inamovibili e sornioni invece i dirigenti di sempre che insieme all'amministratore delegato brillano solo per la scrittura delle pagine più umilianti in serie C.
Dopo la sbornia per la vittoria sul Cosenza, i rossazzurri tornano spaventosamente alla realtà e perdono un’altra partita in casa: 2 a 1 contro una “normalissima” Scafatese.
Incredibile, ma vero.
LE SCELTE DI LONGO. Cambi forzati per Longo costretto a schierare Quaini al centro della difesa. In mediana Vallocchia dal primo minuto, conferma per i 4 offensivi schierati inizialmente nella gara con il Cosenza.
Una difesa a 4 senza alcun terzino capace di interpretare dignitosamente il ruolo in terza serie (e la terza sconfitta, inclusa la coppa Italia, su quattro partite è servita).
Il calcio è tremendamente "basico" nei suoi fondamentali e non si alimenta della retorica forbita esibita nelle conferenze stampa che precedono le gare.
Sponda Scafatese panchina per l’ex Michele Zeoli, al posto dello squalificato Facciolo.
LA PARTITA. Partono meglio gli ospiti conquistando quattro corner in un minuto, fino alla parata liberatoria di Rinaldi.
Ci vogliono 7 minuti per vedere in campo il Catania e in particolare Cicerelli che impegna Forte.
Ma l’approccio dei rossazzurri non è quello che era lecito aspettarsi e la Scafatese conquista un rigore per un fallo, molto ingenuo, di Donnarumma su Emmausso.
L’attaccante calcia forte e batte Rinaldi: Catania nuovamente sotto al Massimino.
La reazione, non proprio veemente, è affidata ad un colpo di testa di Russo fuori misura: nella stessa azione il Catania chiede una revisione per un possibile rigore che non viene assegnato.
Qui il rigore era in realtà clamorosamente netto (si paga evidentemente lo scarso peso dell'amministratore delegato presso la lega di serie C).
In compenso, per proteste, viene espulso il direttore sportivo Varrà.
Il Catania procede a fiammate: quella di Cicerelli porta al colpo di testa di Cavuoti deviato in angolo dal portiere ospite.
Troppo poco, troppo poche idee e soprattutto confuse.
Condizione atletica, tra l'altro, vistosamente precaria, conseguenza della scellerata scelta di avere iniziato la preparazione sotto la canicola della estate catanese al Cibali.
In avvio di ripresa Longo inserisce Bruzzaniti al posto di Donnarumma: Catania ancora più spregiudicato con Lunetta in veste di terzino.
A spingere, però, è il solito Cicerelli, ma il portiere della Scafatese è sempre attento, come quando Vallocchia calcia dalla distanza e lo impegna.
Ma è un Catania diverso quello dell’avvio del secondo tempo e il pareggio arriva puntuale: cross di Bruzzaniti e tocco vincente, da vero centravanti, di Flavio Russo.
Si accende la partita e l’arbitro combina un po’ di pasticci, tra chiamate del Fvs e cartellini gialli non troppo chiari.
Nel frattempo, esce Cavuoti per lasciare spazio ad Insigne: tantissimo potenziale offensivo, ma qualche buco difensivo con una difesa rossazzurra che soffre maledettamente se attaccata sulle fasce.
Entrano anche Corbari, Masciangelo e Coda per l’assalto finale più di nervi che di testa.
A rendersi pericolosi, però, sono gli ospiti che, nel finale, possono godere di grandi praterie.
Ineluttabile come una beffa, prima del recupero, arriva il 2 a 1 degli ospiti: un gran gol, è giusto dirlo, quello realizzato, ironia della sorte, da Toscano (solo omonimo dell’ex allenatore).
In tutto ciò anche la sfortuna si mette contro Longo e la conclusione di Insigne nel recupero si spegne sulla traversa.
Finisce 2 a 1 per la Scafatese: terza sconfitta casalinga per i rossazzurri includendo la coppa.
Notte fonda per il Catania, con un allenatore sulla graticola e la solita società dei perdenti di sempre.
Inevitabile chiedersi che Catania fosse quello della partita contro il Cosenza: al netto della caratura dell’avversario, c’è qualcosa che stride e che non convince. L’assenza di Pagliai, da sola, non giustifica una tale involuzione.
E allora non rimane che cercare nel solito “troppo ambiente”, magari, forse troppo “gasato” dalla vittoria sul Cosenza: un problema atavico che, nessuno, veramente nessuno riesce a gestire.
Difficile capire cosa accadrà: è chiaro che Longo sia nuovamente in bilico, ma è altrettanto vero che martedì si tornerà in campo per la difficilissima gara esterna contro il Picerno.
Nello stesso tempo risulta complesso immaginare come l’allenatore possa rimediare a questa situazione: una squadra scollata che, evidentemente, non lo segue e forse non lo ha mai seguito.
La vittoria sul Cosenza è stata solo l’eccezione (magari per la presenza di Pelligra) che conferma la regola.
Occorreva investire in competenza societaria.
Prima ancora delle fideiussioni non depositate nei termini questo resta l'errore degli errori di Pelligra.










