Un passo avanti e due indietro. Il Catania ha il passo del gambero: si esalta in una partita, torna indietro clamorosamente in quella successiva.
Ecco come dopo la vittoria di Picerno, arriva uno striminzito (per essere buoni) ed assai deludente pareggio a reti bianche con il Barletta al Massimino.
Troppo, troppo poco anche per una squadra senza particolari ambizioni, immaginiamo per chi, come il Catania, dovrebbe partire in serie C per vincere il campionato.
Ciò che si osserva in campo è sempre lo specchio riflesso della qualità di una dirigenza.
Quella scelta da Pelligra per il Catania è questa.
Fatta in buona parte da chi tristemente ma pervicacemente attaccato alla sedia pare avere imbullonato un’intera città a questa insopportabile mediocrità.
Torniamo al campo.
LE SCELTE. Scelte coraggiose di Longo che conferma la difesa a 3 formata da Ierardi, Allegretto e Di Gennaro; Quaini e Vallocchia a protezione della difesa e un quintetto offensivo di grande spessore, qualità e quantità: Bruzzaniti e Lunetta sulla linea dei centrocampisti, Cicerelli e Cavuoti più vicini a Russo.
È un modulo che anche se con interpreti in parte diversi ricorda il 3421 di Toscano.
Ancora panchina per Coda e Insigne.
LA PARTITA. C’è intensità in avvio, ma di azioni pericolose nemmeno l’ombra.
A dare spettacolo, ma non in senso positivo, l’ingresso dei numerosi tifosi del Barletta e lo scontro, verbale, con quelli del Catania.
E mentre l’attenzione è rivolta alle curve, il Barletta, per poco, non segna. Servono un super Dini, il palo e un fuorigioco finale a salvare il Catania.
I rossazzurri si fanno vedere in ripartenza, ma Bruzzaniti arriva male alla conclusione da posizione vantaggiosa.
In campo si vive qualche momento di apprensione quando Cicerelli si ferma e si tocca la coscia sinistra: tensione rientrata quando il numero 10 rientra.
La partita è scomoda e il Catania, nonostante il potenziale offensivo, non sfonda soffrendo l’aggressività di una squadra, quella di Paci, che chiude bene tutti gli spazi.
Da Silva ci prova su calcio di punizione per gli ospiti, dall’altro lato, arrivati alla mezz’ora ancora nemmeno un tiro in porta.
E’ vero che si gioca poco, in compenso si scalcia e si sbraccia e si commettono anche errori clamorosi: uno lo confeziona la difesa del Catania quando regala agli avversari un pallone sulla trequarti, Dini salva con un guizzo.
Nello stesso punto e in modo simile a Cicerelli si fa male anche Russo, ma questa volta il centravanti rossazzurro è costretto a lasciare il campo: al suo posto entra Coda.
Gli infortuni non traumatici continuano ad essere una costante nel tempo e ciò non può essere solo casualità: il problema c’è e non è il solo, se è vero che Dini è costretto a salvare un altro gol su Piarulli.
Preparazione sbagliata avviata nel modo più sconcertante sotto la canicola del Cibali, allenamenti misti tra sintetico di Misterbianco, Cibali e Cibalino, tempi di recupero affidati ad un gorgo nero di punti interrogativi, sono i nodi da anni irrisolti di una gestione societaria approssimativa, presuntuosa e inefficace.
In avvio di ripresa, intanto, verosimilmente si spera a scopo precauzionale, Longo inserisce Insigne al posto di Cicerelli.
Speranzoso di imitare il fratello in gol con la Samp, Insigne ci prova subito e scuote la sua squadra.
Ma dura poco, perché è sempre il Barletta a costruire le occasioni migliori: clamorosa quella di Vona che non trova il gol per centimetri.
Longo cambia: entrano Donnarumma e Caligara, escono Lunetta e Cavuoti.
Succede poco e il tempo passa inesorabilmente: in questo senso non sorprende se il primo tiro in porta del Catania è opera di un difensore, il solito Ierardi.
L’ultima fase della partita è confusa: si cerca il guizzo personale e si ragiona poco per la frenesia e l’ansia.
Servono i campioni ed il Catania li ha: lo scambio Coda-Insigne avvicina i rossazzurri al vantaggio.
Vantaggio che, invece, trova il Barletta: l’esultanza dei pugliesi, però, è stroncata da una bandierina alzata che, senza giri di parole, salva il Catania.
Il Barletta non ci sta e chiama anche la fvs che conferma l’annullamento.
Buon per il Catania e, verosimilmente, per la panchina di Longo che non avrebbe probabilmente retto il colpo.
Peccato per l’occasione di Coda nei minuti di recupero che avrebbe cambiato il risultato, ma non la sostanza.
E’ indubbio che questo pareggino casalingo non migliora la posizione dell’allenatore che, inevitabilmente, rimane sulla graticola, più che altro perché la squadra non sembra girare come dovrebbe ed è troppo discontinua.
Ma consegnare ogni responsabilità alla guida tecnica e magari cambiarla è una pellicola già vista.
Chiedere a Pelligra di rivoltare una società che fa acqua da tutte le parti significa credere che decida, oltre mettere soldi, di fare il Presidente davvero di calcio.
Più comodo restare a fare il "turista" probabilmente...
Ed il Catania resta in classifica, intanto, in un anonimato mortificante.












