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Trofei Pizzo e Maccarrone, la replica FIPAV: “Non è una soppressione”, ma il caso resta aperto

19-03-2026 05:00

Alessandro Fragalà

Pallavolo, pallavolo, fipav, pizzo, maccarrone,

Trofei Pizzo e Maccarrone, la replica FIPAV: “Non è una soppressione”, ma il caso resta aperto

La FIPAV chiarisce: trofei non cancellati ma riorganizzati. Previsti nuovi riconoscimenti, ma resta il nodo memoria sollevato da famiglie e appassionati.

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Una risposta è arrivata e, deontologicamente, è corretto dargli spazio.

 

Dopo la presa di posizione delle famiglie che hanno acceso il dibattito in merito alla cancellazione dei trofei “Lilyana Pizzo” e “Vittorio Maccarrone”, il Comitato Territoriale FIPAV Catania, con una nota firmata dal presidente Giuseppe Gambero, ha chiarito la propria posizione.

 

Una replica che prova a rimettere ordine, ma che, inevitabilmente, apre anche nuovi spunti.

LA VERSIONE DELLA FIPAV. Il presidente Giuseppe Gambero parte da un punto preciso: la decisione non è stata improvvisa.

 

Secondo quanto spiegato già da giugno 2025 e formalizzato nei documenti ufficiali, tutti gli addetti ai lavori erano a conoscenza della scelta, presa all’unanimità dal Consiglio Territoriale. 

 

Una scelta che, nelle intenzioni, non cancellava la memoria, ma aveva l’obiettivo di riorganizzarla.

 

L’idea era o doveva essere chiara: non più due trofei strutturati come nelle stagioni precedenti, ma due tornei giovanili dedicati proprio a Lilyana Pizzo e Vittorio Maccarrone, inseriti in un contesto più ampio che poi culminerà in un Galà finale della pallavolo, momento unico di celebrazione per tutte le società.

 

Un cambio di formato ma, almeno nelle intenzioni, non di valore.

 

Qualcosa, però, non è andato per il verso giusto.

 

“Per vari motivi, non dipendenti dallo scrivente, ciò non si è potuto realizzare”, si legge nella nota ufficiale del comitato provinciale della Federvolley.

 

Un’affermazione che lascia intendere a difficoltà organizzative o logistiche che hanno impedito di portare avanti il progetto iniziale.

 

E’ evidente che da qui nasce, verosimilmente, il cortocircuito.

 

Si perché all’esterno, quella che doveva essere una semplice trasformazione si è tradotta in una percezione decisamente diversa: in una soppressione.

Anche perché, a quanto ci risulta, nessuna informazione in merito è stata data a familiari e appassionati.

 

LA NUOVA PROPOSTA. La FIPAV, però, rivendica di non essersi fermata.

 

Già nei mesi scorsi, come si legge nella nota, è stata avanzata al Comitato Regionale una richiesta precisa: inserire un riconoscimento dedicato a Pizzo e Maccarrone all’interno del Trofeo delle Regioni, in programma a Catania dal 22 al 27 giugno.

 

L’idea sarebbe quella di assegnare due premi individuali ai migliori giocatori del torneo, uno maschile e uno femminile, per mantenere viva la memoria delle due figure simbolo della pallavolo etnea.

 

Un modo diverso, più concentrato, forse meno visibile durante la stagione.  Ma comunque, un modo.

 

Il nodo resta perché resta aperto il punto centrale di tutta la vicenda.

 

Quello sollevato nella lettera delle famiglie Pizzo e Maccarrone: la memoria nello sport non è solo celebrazione finale, ma presenza quotidiana.

 

Nei campi, nei tornei, nei nomi pronunciati ogni settimana.

 

Ed è proprio qui che, forse, è insita la distanza tra le due visioni.

 

Da una parte c’è la federazione che parla di riorganizzazione e nuove formule; dall’altra chi teme che, cambiando forma, si perda sostanza.

 

TONI E CLIMA. Nel finale della nota, la FIPAV esprime anche rammarico per i toni utilizzati nel dibattito.

 

Argomento questo su cui non entriamo perché non ci compete. 

 

Ci compete, invece, raccontare i fatti.

 

La vicenda, lo ribadiamo, va oltre la semplice questione sportiva.

 

È identità, appartenenza, è, soprattutto, memoria e anche per questo la questione, siamo certi, rimarrà ancora aperta nonostante la risposta della Fipav.

 

Perché il problema è un altro: Catania è una città in cui la pallavolo ha fatto storia.

 

Ha fatto storia perché l’ha portata, sia in campo maschile che femminile, a primeggiare vincendo lo scudetto.

 

Ha fatto storia grazie a persone come Lyliana Pizzo e Vittorio Maccarrone che hanno dato tutto per questo sport e lo hanno fatto in questa città.

 

Storie che vanno raccontate e tramandate ai ragazzi che, magari, vedono le nazionali trionfare in tv e vogliono cimentarsi in questo sport.

 

Storie che vanno raccontate per evitare che il palazzetto in cui si disputano partite di Serie A2, rimanga tutte le domeniche vuoto, nonostante gli enormi sforzi economici di chi, pur arrivando da fuori, ha deciso di investire su questo sport in questa città. Ma questa è un’altra storia su cui, sicuramente, torneremo più avanti. 

 

Per adesso ci limitiamo a dire che nello sport, soprattutto a livello giovanile, certe decisioni non si misurano solo con regolamenti e format organizzativi.

 

Si misurano con ciò che resta e con ciò che rischia di andare perduto.


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