
C’è una narrazione che ha ormai preso quota a Catania.
Un raccontino che, come spesso avviene, nasce dal “vox populi” e viene alimentato mediaticamente, in modo certosino, dal portavoce di turno.
La storia che accompagna l’avvio di questa nuova stagione è lineare: “E’ tutta colpa di Pelligra!”.
Prima di argomentare urge una premessa: questo articolo non rappresenterà una difesa a favore del proprietario del Catania che, lo abbiamo detto e ripetuto in tempi non sospetti, di responsabilità ne ha parecchie, soprattutto quella di affidarsi sempre alle stesse persone.
Ma da qui a puntare il dito solo ed esclusivamente su chi, in 4 anni, ha investito in Serie C 40 milioni di euro, appare davvero deprimente.
E forse sconcertante.
Eccolo l’errore madornale di Rosario Pelligra: aver concesso a personaggi evidentemente inadeguati la possibilità di gestire e sperperare questo patrimonio.
Un investimento importante che avrebbe dovuto portare il Catania almeno in Serie B e che, invece, lo vede ancora attraversare i paludosi (anche il Massimino purtroppo) campi della Serie C.
Col bilancio societario in rosso fisso, una sorta di déjà-vu di cui avremmo fatto volentieri a meno.
Diversi e controversi gli argomenti contestati a Pelligra.
E se sulla questione fideiussione, sullo stop dei lavori a Torre del Grifo ed il mancato pagamento dei fornitori, potremmo certamente discutere e trovare delle ragioni alla contestazione; sulla riduzione del budget per questa nuova stagione saltiamo dalla sedia.
Come si può contestare una riduzione del budget a chi ha sborsato 40 milioni in 4 anni, con il risultato di vedersi eliminare, anno dopo anno, dopo qualche partita dei playoff.
Non è Pelligra che ha investito male i soldi. Ha solo sbagliato le persone a cui affidare il compito di farlo.
Inutile tornare troppo indietro agli anni di Tabbiani e Lucarelli, basta chiudere gli occhi e girare il calendario, al contrario, di qualche mese.
Prendete la calcolatrice e provate a quantificare il danno economico compiuto dalla dirigenza solo nel 2026, quando dopo la rottura con Toscano si è lavorato in modo scellerato sul mercato e si è contrattualizzato (in modo decisamente oneroso) un allenatore come Viali che ha lavorato per poco più di 20 giorni.
Basta citare Cargnelutti, Ponsi, Miceli e altri che, presi a gennaio, non sono più rientrati nei piani tecnici del Catania.
E se proprio vogliamo tornare indietro non possiamo non ricordare il numero spropositato di dirigenti della area tecnico sportiva che si sono alternati negli uffici di Piazza Spedini, salvo poi essere epurati e tacciati di incompetenza.
Anche in questo caso la colpa è di Pelligra?
Magari si, ma solo perché non ha mai voluto o potuto puntare il dito su chi queste persone le ha scelte, su chi ha stipulato contratti, su chi ha gestito.
E allora attenzione a far passare Pelligra come l’orco cattivo, magari con l’intento di salvaguardare un pacchetto dirigenziale in caso di cessione della società.
Occhio perché se mai dovesse arrivare qualcuno, sarebbe probabile ed altamente auspicabile che decida di resettare totalmente la dirigenza.
Area commerciale, amministrativa e settore medico da rifondare, incluso Slo dall’azione e dai risultati impalpabili.
Probabile e auspicabile, ma non scontato se è vero che ci sono persone che da 30 anni controllano e presidiano i settori chiave del ramo d'azienda del calcio Catania e del Catania Fc e, pertanto, il calcio catanese, riuscendo a superare con la massima serenità e disinvoltura fallimenti e cambi di proprietà.
Gli highlander del pallone etneo: ovvero il vizio d'origine della proprietà Pelligra.










