
Vogliamo e dobbiamo essere chiari.
Il Catania in Serie C non può assumere il ruolo di comprimario, né può pensare di sposare il motto decoubertiano "l’importante è partecipare".
Per blasone, bacino d’utenza, calore e presenza del suo pubblico ha l’obbligo di provare concretamente a vincerlo il campionato, da attore ormai consumato ed esperto, protagonista di primo piano.
Che poi ci si riesca o meno, é totalmente un’altra storia.
Perché la palla è tonda, il calcio non è una scienza esatta, tra il dire ed il fare c'è di mezzo il mare, giusto per mantenersi nel capitolo, infinito, delle frasi fatte.
Ma in questo caso ci troviamo dinanzi a un vero e proprio oceano, la Serie C meridionale, dove all'alea del gioco si assommano una serie di incognite difficili da fare convergere verso l'unico risultato che alla fine conterà.
La promozione in B.
E per raggiungere l’obiettivo è necessario fare la propria parte e il Catania in questa calda estate del 2025, qualcosa ha fatto, qualcosa ancora farà e qualcosa, invece, non ha fatto.
Cosa?
Certamente positiva la scelta di andare a preparare la stagione lontano da Catania, dai riflettori mediatici, talvolta esagerati ed esasperati, della città, ma anche dalla pressione e dal calore infinito della sua tifoseria.
La società nella costruzione della squadra si è mossa con attenzione rispetto ai ruoli da colmare ed al bilancio da salvaguardare.
Con la oculatezza dovuta in questi casi, ma costruendo una rosa che appare competitiva grazie all’innesto di buoni giocatori e alla conferma di altri (anche nelle passate stagioni sono arrivati ottimi calciatori che, però, poi non hanno reso come avrebbero dovuto).
Per il completamento della squadra, richiesto da Toscano ed ammesso sinceramente dal Ds Pastore, manca qualcosa a metà campo.
Non con un giocatore "tanto per" ma con un uomo in grado di fare la vera differenza nella zona più nevralgica del campo. E in questo senso radiomercato sussurra di una soluzione positiva nelle prossime ore per D’Ausilio dell’Avellino.
Finito il ritiro, per, dirigenti, staff tecnico e giocatori dovranno essere bravi a gestire il ritorno in città.
Occorrerà un campo di allenamento, magari non dal fondo duro come il Cibalino, idoneo a non provocare i numerosi incidenti muscolari che ebbero a falciare la rosa la scorsa stagione.
CAPITOLO TORRE DEL GRIFO. La proposta irrevocabile cauzionata formulata il 10 luglio scorso su Torre del Grifo, ha portato, notizia di ieri, all’asta pubblica che inizierebbe (in presenza di altri interessati) il 16 ottobre prossimo.
In caso negativo il centro sportivo sarà da subito aggiudicato alla società rossazzurra.
In presenza di altri competitor, invece, l’aggiudicazione sarà protratta di una settimana o in presenza di "proposta migliorativa" in modo sensibile rispetto alle altre, avrà termine il 30 ottobre.
È ipotizzabile, pertanto, che andando tutto secondo i desiderata del Catania, valutando i tempi tecnici anche per il saldo prezzo, non è ipotizzabile un utilizzo degli impianti prima della metà /fine mese di novembre.
Ed è previsione improntata all'ottimismo.
Resta il dato positivo che finalmente si è giunti ad un interesse vero, apprezzabile, reale e concreto.
Nel frattempo, servirà una struttura medico /fisioterapica capace di diagnosi e protocolli di recupero che siano davvero in linea con piani ambiziosi per lottare al vertice di un campionato professionistico, duro ed equilibrato nelle previsioni.
Non ripetere gli errori delle due precedenti stagioni sembra, anzi è la parola d'ordine e da condividere.
Nonostante le previsioni un po' precipitose iniziali, intanto, i tifosi hanno risposto convintamente alla campagna abbonamenti, siglando circa 10 mila tagliandi.
Non è banale ricordare che si tratta di numeri esclusivi in questa categoria.
La palla, è proprio il caso di dirlo, passa a società, mister e, soprattutto, alla squadra.
Parlerà il campo e lo farà in modo oggettivo, a differenza di quanto faranno parassiti, grilli e strilloni che infestano la città di Catania.










