
Si riparte, si fa sul serio e, adesso, non si deve più sbagliare.
Riparte il calcio, riparte la Serie C e ritorna in campo il Catania alla sua terza stagione consecutiva nella terza categoria professionistica.
C’è una parte di città che non vedeva l’ora e che non aspettava altro, ed un’altra parte a cui non importa assolutamente nulla di quanto avverrà stasera allo stadio Massimino e un’altra parte ancora che, pubblicamente, sostiene di essere disinteressata, ma che invece stasera sbircerà di continuo tv e social per sapere cosa sta succedendo.
Sono gli stessi che, magari, con un profilo "falso" su Facebook dopo la partita disquisiranno di questioni tecniche condannando tutti, nessuno escluso.
Ma questa è altra storia.
Quello che ci preme sottolineare è come la quarta stagione dell’era Pelligra a Catania, con grande probabilità e nel bene e nel male, sarà il crocevia.
Mettendo da parte l’esaltante anno in Serie D, dove tutto era più semplice e tutti gli errori e le magagne venivano cancellati dai risultati, i successivi due anni di C hanno rappresentato una palestra di esperienza per una società, nonostante tutto, giovane, almeno nei suoi ruoli apicali.
Di errori, è evidente, ne sono stati commessi parecchi, se è vero che, ad eccezione di Vincenzo Grella, la dirigenza è stata "ribaltata" più volte.
In questo senso la novità più importante di questo terzo anno di C è la conferma della guida tecnica: è la prima volta che il progetto sportivo affidato ad un allenatore prosegue.
Sappiamo anche che, in qualsiasi modo andrà a finire, sarà l’ultimo anno di Mimmo Toscano a Catania: questo perché l’allenatore sia in caso di promozione che di insuccesso, per più di due anni non rimane in alcuna piazza.
Sono tutte premesse che portano ad un punto cruciale: quest’anno il Catania non può fallire.
Sul concetto di "fallimento" e di cosa rappresenti realmente un flop, ci sarà sempre da discutere.
Trattandosi di sport e non di matematica, esistono diverse variabili e tra queste ci sono anche gli avversari che, non di rado, possono essere più bravi.
In questo caso possiamo azzardare senza paura di essere smentiti: il Catania deve giocarsi la vittoria del campionato fino all’ultima giornata e se non dovesse riuscirci nella stagione regolare, deve giocarsi i playoff fino alla finale.
In tutti i casi dissimili a questi, allora si, si potrebbe realisticamente parlare di fallimento.
Il terzo e, verosimilmente, quello definitivo della gestione Pelligra-Grella.
Questo è quello che deve fare una società che si chiama Catania e che rappresenta una città come Catania, strapiena di difetti e di problematiche importanti, ma calcisticamente non da Serie C, sia solo per i numeri che riescono a garantire i suoi tifosi.
Quello che deve fare, però, si scontra con quello che si può fare con i mezzi che si hanno a disposizione.
Su questi argomenti, al momento, c’è una discrepanza.
Si perché, tecnicamente, al Catania ancora sembra mancare qualcosa per ambire alle primissime posizioni della classifica, così come ha confermato lo stesso tecnico Mimmo Toscano nella conferenza stampa del sabato: “Sappiamo di dover ancora agire per dare fastidio alle candidate alla vittoria del campionato”.
Un qualcosa che, con molta probabilità, arriverà nell’ultima settimana di calciomercato: uno o più attaccanti importanti (Caturano sembra ad un passo) e qualcosa nella zona centrale del campo.
Sono queste le lacune palesate concretamente nella prima ufficiale persa in Coppa Italia contro il Crotone: su tutto il resto è frettoloso e poco professionale esprimere giudizi.
Ci limitiamo a constatare i soliti campanelli d’allarme: quello degli infortuni e della gestione medico/fisiatrica di quest’ultimi su tutti, preoccupa.
Ma dei problemi, citando Pietro Lo Monaco, non ci si preoccupa ma ci si occupa e siamo certi che la (parzialmente) rinnovata dirigenza del Catania e un Grella (speriamo) più erudito ed esperto nel ruolo di amministratore delegato plenipotenziario, avranno già trovato la soluzione più adeguata.










