
La decisione della Regione Siciliana di destinare una parte consistente dei fondi previsti per l'impiantistica sportiva alla ristrutturazione dello stadio Renzo Barbera di Palermo continua a far discutere. Tra le voci più critiche c'è quella del presidente regionale della Federazione Italiana Rugby, Orazio Arancio, che denuncia il rischio di compromettere un'opportunità storica per colmare il grave ritardo infrastrutturale dello sport siciliano. In questa intervista affronta i nodi della vicenda, dal bando sospeso ai ritardi accumulati negli anni, fino alle prospettive per il futuro dello sport nell'Isola.
Presidente Arancio, lei ha espresso parole molto dure sulla decisione della Regione di destinare una parte consistente dei fondi per l'impiantistica sportiva allo stadio di Palermo. Perché?
«Perché ritengo che quanto sta accadendo sia assurdo. Non si può restare in silenzio davanti a una scelta che rischia di penalizzare l'intero sistema sportivo siciliano. Parliamo di fondi destinati all'impiantistica sportiva regionale che vengono drasticamente ridotti proprio in una terra che è ultima in Italia e in Europa per dotazione di impianti e tra le prime per sedentarietà giovanile».
Lei ha lanciato un appello anche alle istituzioni nazionali.
«Sì. Mi rivolgo innanzitutto al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, da sempre sensibile ai temi sociali e sportivi, affinché intervenga per evitare una scelta che considero profondamente sbagliata. Mi appello anche al ministro Andrea Abodi, con il quale negli anni ho avuto numerosi confronti sul tema dello sport nel Mezzogiorno. Non può consentire che venga sottratta una risorsa così importante agli sportivi siciliani».
Entriamo nel merito della vicenda. Cosa contesta esattamente?
«Contesto il fatto che dei 120 milioni di euro previsti per l'impiantistica sportiva regionale, ben 60 vengano destinati allo stadio di Palermo e altri 20 alle strutture ricettive. Di fatto resterebbero appena 40 milioni per tutta la Sicilia. È uno scippo che rischia di compromettere una straordinaria opportunità di crescita».
Questi fondi erano già disponibili?
«Assolutamente sì. Perché si tratta di risorse del Fondo di Sviluppo e Coesione 2021-2027. Il bando era stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana nel dicembre 2024. Le domande avrebbero dovuto essere presentate tra marzo e aprile 2025, ma il giorno prima dell'apertura il procedimento è stato sospeso senza spiegazioni. Da allora non è più arrivato alcun avviso».
Lei critica anche la struttura del bando. Per quali motivi?
«Perché presenta diverse incongruenze. Innanzitutto, non chiarisce come verranno utilizzati i ribassi d'asta, che potrebbero generare economie per circa 40 milioni di euro. Inoltre, prevede un solo intervento per comune senza alcuna distinzione tra grandi città e piccoli centri. È evidente che trattare allo stesso modo Palermo, con oltre 650 mila abitanti, e un comune di poche migliaia di residenti non abbia alcuna logica».
Quali rischi comporta questa impostazione?
«Il rischio è quello di realizzare impianti sovradimensionati in alcuni territori e insufficienti in altri, creando nuove incompiute o vere e proprie cattedrali nel deserto. La Sicilia non può permettersi ulteriori sprechi».
Lei denuncia da anni il ritardo infrastrutturale della Sicilia nello sport. Qual è oggi la situazione?
«Tutti gli studi confermano che la Sicilia occupa gli ultimi posti per numero di impianti, praticanti, tecnici e società sportive. Molte associazioni storiche sono costrette a chiudere perché non trovano spazi adeguati dove svolgere la propria attività. Questo significa meno sport, meno educazione e meno salute per i nostri giovani».
Cosa dovrebbe fare lo Stato?
«A mio avviso dovrebbe intervenire direttamente nella programmazione degli impianti sportivi, attraverso i ministeri competenti. Il diritto alla pratica sportiva è oggi riconosciuto dalla Costituzione e non può dipendere dalla capacità di un Comune di predisporre un progetto esecutivo complesso».
Ha portato spesso l'esempio di Caivano. Perché?
«Perché dimostra che quando lo Stato decide di intervenire i risultati arrivano. Ma non bisogna aspettare situazioni di emergenza o episodi di cronaca per agire. Occorre una programmazione strutturale per tutto il Mezzogiorno».
Anche il turismo sportivo potrebbe rappresentare una risorsa per la Sicilia?
«Certamente. Abbiamo condizioni climatiche ideali per ospitare atleti e squadre durante tutto l'anno. Eppure, molti italiani continuano a scegliere Spagna e Portogallo per i propri ritiri perché dispongono di strutture migliori. La Sicilia dovrebbe puntare sulla realizzazione di centri federali e impianti moderni capaci di generare economia e occupazione».
Lei ritiene corretto finanziare con fondi pubblici la ristrutturazione dello stadio Barbera?
«Non ho nulla contro Palermo. Ma uno stadio che genera importanti ricavi dovrebbe essere finanziato principalmente attraverso strumenti dedicati, come quelli previsti per Euro 2032. Non si possono sacrificare le esigenze di un'intera regione per concentrare le risorse su una sola struttura».
Infine, ha criticato il silenzio del CONI Sicilia.
«Sì, perché da tempo chiedo un intervento deciso su questo tema. Non basta rivendicare l'aumento delle risorse destinate allo sport se poi mancano gli impianti dove praticarlo. Senza infrastrutture adeguate qualsiasi politica sportiva rischia di rimanere soltanto sulla carta».
C’è un messaggio conclusivo che vuole lanciare?
«Il mio vuole essere un intervento critico ma costruttivo. La Sicilia dispone di una grande occasione per ridurre il proprio gap infrastrutturale. Sarebbe imperdonabile sprecarla. Lo sport non è un lusso ma un diritto costituzionale, e le istituzioni hanno il dovere di garantirlo a tutti i cittadini».










