
Equilibrio.
È questa la parola chiave che accompagna, anzi che deve accompagnare, il momento del Catania, dentro e fuori dal campo.
Un equilibrio tattico, prima di tutto.
E uno di spogliatoio, altrettanto decisivo.
Le mosse di Pastore sul mercato, scaturite dalle indicazioni di Toscano, rispondono a criteri chiari, ragionati, coerenti con il contesto della Serie C.
Un campionato dove il singolo nome non sposta quasi mai gli equilibri.
Alcune scelte di mercato sono state obbligate, se è vero che gli infortuni di lungo corso hanno imposto interventi necessari.
I nuovi arrivati, per caratteristiche tecniche, si avvicinano ai compagni chiamati a sostituire.
Non sono tappabuchi, ma elementi funzionali e per questo vanno accompagnati (con un inserimento graduale), non schiacciati dal peso delle aspettative.
Anche così si costruisce una squadra vera, senza l’ansia da risultato immediato riversata su chi è appena arrivato: perché, a questo punto della stagione e con la situazione di classifica attuale, la posta in palio è altissima.
Verosimilmente non ci si gioca solo la Serie B, ma un pezzettino del futuro del calcio a Catania.
Qui non vince chi colleziona figurine, ma chi riesce a costruire un’alchimia funzionale, in cui ogni pezzo sia messo nelle condizioni migliori per rendere.
Conta il sistema, conta l’intelligenza collettiva, conta la capacità di far funzionare l’insieme.
A tutto questo va aggiunto un aspetto spesso sottovalutato ma fondamentale: il clima che circonda la squadra.
La responsabilità della dirigenza è quella di preservare concentrazione e serenità fuori dal campo, evitando cortocircuiti già visti in un passato neanche troppo lontano.
Perché il Catania, inteso come bene che appartiene alla città, non è una sedia da riscaldare stagione dopo stagione, ma un progetto che deve crescere, con ambizione e visione.
Servono volontà di coesione, lucidità, professionalità fuori dal campo da un lato e dall'altro la capacità di mettere da parte ego, personalismi e quella voglia matta di apparire, tratto distintivo del “troppo ambiente” catanese di cui, tante volte, abbiamo avuto modo di parlare.










