
La partita più difficile.
Da un lato la necessità di fare punti anche in virtù dell’inaspettato stop del Benevento in casa con il Latina; dall’altro il pensiero rivolto ad Orazio Russo, il responsabile del settore giovanile e storico ex giocatore, scomparso a 52 anni un’ora prima dell’avvio della gara.
Così il Catania è arrivato al derby contro il Siracusa, con l’umana difficoltà di trovare la concentrazione in un momento di dolore e la necessità di reagire dopo le ultime prestazioni non particolarmente brillanti.
Il risultato è l’ennesima partita di errori e recriminazioni per quanto i rossazzurri fossero riusciti a passare in vantaggio.
Con questo passo la promozione diretta in Serie B appare davvero , allo stato, complicata.
Toscano è l'uomo solo alla direzione. Non si consiglia né viene consigliato.
Dovrebbe essere guidato da mano esperta, tutelato da attacchi inverecondi e velenosi dall'esterno, ma all'interno qualcuno dovrebbe confrontarsi con lui.
Il Catania disegna uno spartito, uno schema, ormai previsto e prevedibile. Non sviluppa gioco perché manca di qualità a metà campo e si affida alle fasce laterali ed alla forza fisica dei suoi giocatori. Pare non bastare se non ci si inventa qualcosa di nuovo e di diverso nella fase più delicata del campionato che ci si appresta a disputare.
LA PARTITA. Toscano, per scelta e per necessità cambia uomini ma non il modo di stare in campo e di proporre azioni nella fase costruttiva del gioco.
Caturano titolare in avanti, con Bruzzaniti e D’Ausilio a supporto; Jimenez sulla linea mediana per tentare di dare qualità al centrocampo.
La partenza non è quella solita, sprint, del Catania. Anzi. Sono i padroni di casa a prendere le redini del gioco nella prima parte di gara.
Premesse che spiegano il nulla a cui i sostenitori aretusei hanno dovuto assistere nei primi 25 minuti.
Proprio per questo non è un caso se, alla prima vera azione, il Catania passa: Bruzzaniti crossa verso l’area, Casasola colpisce di testa e dopo la respinta di Farroni, D’Ausilio insacca senza problemi.
Un gol che serve a capire che quando il Catania riesce a ripartire con decisione diventa difficile per tutti.
Il Catania, poi, trova un altro gol in contropiede con Pieraccini. L’arbitro annulla per fuorigioco, ma poi va a rivedere, salvo poi confermare l’annullamento.
LA RIPRESA. Passano due minuti e il Siracusa pareggia con Di Paolo bravo a colpire il pallone prima dell’intervento di Pieraccini. Anche in questo caso ampia revisione del gol, che però è assolutamente regolare.
Nuova dormita della difesa del Catania, come già avvenuto nelle ultime partite in trasferta. Dolorosa l'assenza di Di Gennaro per quanto volitiva sia stata la prova di Allegretto.
Siracusa decisamente più in palla del Catania in avvio di ripresa: serve un super Dini per arginare le folate aretusee.
Il Catania va vicino al gol con Allegretto, poi Toscano mette Rolfini per Caturano. Jimenez è totalmente fuori ruolo e non riesce ad esprimere la qualità che possiede: Toscano, dunque, mette Di Tacchio e toglie Bruzzaniti, avanzando proprio il numero 7.
Toscano gioca una card per una trattenuta (abbastanza evidente) in area di rigore su Casasola: revisione lunghissima che non porta a nulla.
Nel finale entra anche Forte, ma il Catania palesa enormi difficoltà di espressione e quando arriva il pallone giusto, D’Ausilio si fa parare da Farroni quello che poteva essere il gol della vittoria.
Nel recupero è Turati a giocare una card per un presunto fallo di Allegretto in area di rigore, anche in questo caso l’arbitro non ritiene ci siano le condizioni di assegnare il rigore. Catania, verosimilmente, graziato come poco prima il Siracusa.
Si gioca pochissimo nel recupero e c’è solo il tempo per un’altra parata di Ferroni su Rolfini.
C’è poco da dire: il Catania perde una ghiotta occasione per rosicchiare qualche punto al Benevento, ma soprattutto palesa importanti limiti tecnici, tattici e di mentalità.
Rossazzurri che, in trasferta, si fanno ancora una volta raggiungere da un avversario tecnicamente inferiore, ma che è riuscito, e per questo va dato merito al Siracusa, a giocarsela alla pari mettendo grinta e tenacia, quella che, al momento, insieme ad una rigidità tattica che non paga, manca ai giocatori del Catania.










